SFATATO ANCHE L’ULTIMO TABÙ

Correva l’anno 2011 quando due delle certezze “assolute” degli italiani sono caddero. Con la formazione del governo Monti e i decreti successivi, gli italiani si resero conto che la pensione di anzianità di fatto non esisteva più e che anche i titoli di stato non potevano più ritenersi una garanzia assoluta per l’investimento.

Man mano questi due cambiamenti sono state metabolizzati dagli italiani,  fino a rendere   la “scoperta” del 27 ottobre 2015 quasi normale. Ricordo infatti che in quella data assistemmo  alla prima volta in cui i titoli di stato ( BOT per la precisione ) in asta, offrirono un rendimento negativo. Da allora è infatti possibile prestare dei soldi allo stato e avere “la certezza” ( se tutto va bene ) di riceverne un po' di meno alla scadenza. Tutto naturale quindi ? Ma dove sta la novità? Beh, effettivamente questa non è una novità, i tassi in Italia sono negativi da ormai 4 anni ( se si escludo i 14 mesi del governo giallo-verde), perché stupirsi allora, con  tutti questi titoli di giornale che ci hanno tempestato nelle giornate del 10 e dell’11 ottobre?


Il motivo è da ricercarsi nell’effetto che questa nuova decisione potrebbe avere. Applicare tassi negativi sui conti correnti! Sì hai letto bene, sembra che il mondo si sia rovesciato. Il punto non è più : “se vi porto un milione quanto mi date sul conto corrente” ma : “se mi lascia più di 100.000€ sul conto, le devo applicare un tasso negativo dello 0,5%!”

Scriverlo, senza riflettere a fondo può sembrare semplice, convincersi che è naturale e che in altri paesi d’Europa è già così pure,  vederlo applicato fa un certo effetto!

Ma veniamo a una breve cronistoria della vicenda dei tassi negativi sui conti correnti. Nel mese di giugno l’amministratore delegato di UBS Sergio Ermotti,, dichiara di voler trasferire il tasso pagato alla BNS sui conti correnti dei clienti con più di 2 mln di €uro. Il 22 agosto, il ministro delle finanze tedesche Olaf Scholz ha raccolto la proposta avanzata  da Markus Söder, leader della cdu ( articolo del 24 agosto su adrianoloponte.it) di provare a difendere dall’applicazione dei tassi negativi i risparmi sui conti inferiori a 100.000€, dato che già 107 banche tedesche su 160 applicano tassi negativi ai correntisti. In Svizzera istituti minori come Julius Bear,Pictet, Lombard Odier oltre ad altre banche cantonali, hanno già da tempo deciso di applicare il tasso negativo sui conti correnti ( in Svizzera è dello 0,75%) e questo ha spinto Credit Suisse a pensare di applicare non solo il tasso negativo non solo sui  depositi superiori a 1 milione!


In Italia però nessuno ne aveva ancora mai parlato. Il sasso doveva forse essere lanciato da un amministratore straniero a capo della banca più internazionale d’Italia, in un ruolo che non è solo quello di amministratore delegato della banca. La cronaca ci porta infatti a queste dichiarazioni:


“Il costo dei tassi negativi fissati dalla Banca centrale non può gravare solo sulle banche”. A parlare è Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di Unicredit e presidente dell’Ebf (European banking federation), durante l’ultima riunione della Banca d’Europa. Secondo il Ceo, infatti, “sarebbe estremamente importante che i tassi negativi non si fermassero nei bilanci bancari”. Continua affermando: “è importante che la Bce dica alle banche: per favore passate i tassi negativi ai vostri clienti”. Dopo queste affermazioni il 10 ottobre Mustier ha dichiarato che Unicredit inizierà ad applicare il tasso negativo su tutti i conti correnti superiori a 100.000€ da gennaio 2020. Sarà l’unica banca italiana a farlo? Su Libero del 12 ottobre Mario -alberto Pedranzini ceo della banca popolare di Sondrio, alla domanda sui tassi negativi risponde: “Per ora no, ma stiamo valutando”. 

Personalmente penso che Unicredit non sarà sola e che altre grosse banche la seguiranno. Quali saranno le conseguenze? Paradossalmente le conseguenze potrebbero anche essere positive. Se applicato con criterio e non solo con riferimento alla giacenza, ma analizzando per esempio l’importo giacente, i tempi di permanenza della liquidità sul conto, gli importi relativi alle tasse e l’iva normalmente pagati, gli investimenti in essere, alla fine quella dei tassi negativi sul conto potrebbe rilevarsi una mossa positiva nell’interesse del paese. Le motivazioni che avrò modo di riprendere in un prossimo articolo possono essere: banche più snelle ed efficienti per effetto di una riduzione di un costo importante, famiglie più propense a non lasciare elevata liquidità sui conti correnti, aziende stimolate a pensare a investimenti industriali.

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