La strana Telenovela americana, tra pesante QE della Fed e grande silenzio intorno

Sarebbe malato – secondo il bollettino medico-finanziario ufficiale – di scarsa liquidità, e curato con le 'iniezioni' miliardarie della Federal Reserve. Fatto sta che la strana Telenovela del mercato interbancario americano prosegue, più intricata e misteriosa che mai, in un silenzio, e in un clima, per certi versi inquietanti.

Non ne parla nessuno, o quasi, di questo Quantitative easing a sorpresa e massiccio della Fed. Tutti vogliono tranquillizzare tutti. E per spiegare l'emergenza si racconta di problemi di liquidità delle banche Usa dovuti a scadenze fiscali, politica monetaria restrittiva, grandi acquisti di titoli, del Tesoro e Corporate. Ma il tema è molto più serio. La questione, alla base della falla da tamponare, appare strutturale.

Tanto che, secondo diversi osservatori, il Bazooka finanziario della banca centrale americana punta a risollevare una situazione interna critica, in primis per Deutsche Bank e Bnp Paribas, prima che sui mercati scoppi un altro 'effetto Lehman', e per reazione a catena uno Shock si trasformi in valanga.

 

Riassunto delle puntate precedenti di questa Telenovela, per ora senza fine: tutto è iniziato a metà settembre, con quello che sembrava un forte ma veloce ciclone sul mercato interbancario americano dei prestiti a brevissimo termine (una notte, Overnight), che le banche usano per coprire le proprie esigenze immediate.

In quei giorni, improvvisamente e per la prima volta, i tassi dei pronti contro termine a un giorno da un livello attorno al 2% sono schizzati di colpo fino a circa il 10%. E questo innanzitutto perché se manca liquidità sul mercato interbancario, chiederla in prestito costa subito di più. Molto di più. Uno Shock per le banche, che, se non neutralizzato, rischia poi di trasferirsi all'economia reale.

Suona l'allarme, il piano di emergenza della Federal Reserve è scattato subito (il suo primo intervento di questo tipo dalla crisi del 2008), e i tassi del mercato 'Repo' (Repurchase agreement, gli accordi di riacquisto) sono ridiscesi a valori attorno alla norma.

L'intervento della Fed è stato straordinario e massiccio: non solo nei primi 4 giorni della crisi ha immesso liquidità nel sistema per circa 300 miliardi di dollari, ma ha continuato a 'sparare' ingenti risorse nel mercato dei prestiti Overnight, per tenere bassi i suoi tassi d'interesse, per diverse settimane e fino a ottobre inoltrato.

Riassunto delle ultime puntate, di questi giorni: la Federal Reserve ha riattivato d'urgenza il Quantitative easing per 60 miliardi di dollari al mese, “almeno fino al secondo trimestre del 2020”. Almeno...

 

A cosa è dovuta questa carenza di liquidità, e questa emergenza? Il punto centrale, e per certi versi oscuro, è proprio questo. È questa la grossa incognita sulla cartella clinica del mercato 'malato'.

Secondo la diagnosi ufficiale, di molti addetti ai lavori, ci sarebbero svariate cause concomitanti, come scadenze fiscali, emissioni abbondanti di titoli di Stato Usa, e titoli Corporate, che drenano liquidità per comprarli.

Tuttavia, qui ormai non si tratta più di una coincidenza estemporanea, oltre a un'altra evidenza: i mercati finanziari non riescono più a fare a meno delle banche centrali.

Anche per il forte ricorso alle cartolarizzazioni: stando ai dati di bilancio delle 11 banche sistemiche a livello mondiale, monitorate da Risky Finance, negli ultimi 12 mesi l’aumento totale è stato di 120 miliardi di dollari. E se Goldman Sachs è andata in controtendenza, liquidando risorse, invece Deutsche Bank, Barclays e Citigroup le hanno aumentate di molto, e Bnp Paribas in un anno ha registrato l’incremento maggiore di tutti, con 36 miliardi di esposizione addizionale, che ha portato il suo totale di esposizione a 66 miliardi di dollari.

Secondo il Financial Times, poi, a fine giugno scorso la banca non americana più esposta negli States per asset è Deutsche Bank, seguita dalla giapponese Sumitomo. E le difficoltà della banca tedesca si riflettono anche nel fatto che sta per mandare a casa circa un quinto del suo personale, circa 18mila dipendenti, di cui la metà in Germania. Per cui, in tema di liquidità e risorse disponibili, per Bnp Paribas e Deutsche Bank oggi la coperta è particolarmente corta.

 

Prossimi episodi: si attende ora, con trepidazione, la riunione della Federal Reserve in programma il 30 ottobre.

Intanto, una cosa è certa: la valanga di soldi messi dalla Fed nel sistema bancario americano è di gran lunga superiore a quella voluta dalla Bce di Mario Draghi per l'Europa. E non può essere dovuta a scadenze fiscali o a qualche investimento esagerato. La diagnosi non convince.

Come proseguirà la Telenovela americana, e del mercato interbancario 'malato', lo vedremo nelle prossime puntate.

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