FMI e rischi dal QE: ma il problema non è la liquidità , è come viene usata

A volte sembra che, in tema di politica monetaria, comunque ti muovi, sbagli. Metti liquidità nel mercato per evitare la paralisi, la recessione e il collasso dell'euro, come ha fatto in questi anni la Bce guidata da Mario Draghi? E giù critiche.

Soprattutto a posteriori, a distanza di tempo. Quando il ruolo degli economisti e degli addetti ai lavori sarebbe anche quello di prevedere, guidare e gestire gli effetti delle attività finanziarie, non solo di certificarli e criticarli.

In questo caso il riferimento è al nuovo 'Rapporto sulla stabilità finanziaria globale', realizzato dal Fondo Monetario Internazionale. Che, visto cosa dice, dovrebbe piuttosto chiamarsi 'sull'instabilità finanziaria globale'.

Il Rapporto del Fmi mette in evidenza questo: nel mondo ci sono in circolazione 15mila miliardi di dollari di obbligazioni statali e aziendali a tassi negativi. Che quindi non generano valore per gli investitori e il mercato, ma solo per il sistema finanziario. E poi: 19mila miliardi di dollari di debiti aziendali a rischio default, in caso di shock economico, perché i guadagni delle imprese non sarebbero in grado di coprire i costi degli interessi. Cifre enormi. In grado di far saltare i conti e le casse, altro che stabilità.


Secondo l'analisi del Fmi questi sarebbero gli effetti provocati dall'enorme massa di soldi portata dalle banche centrali sui mercati per curare il rallentamento delle economie, e tutto quello che già sappiamo. Sarebbero gli effetti collaterali indesiderati del Quantitative easing e dei tassi negativi di deposito voluti dalla Bce.

Con queste misure, in pratica, e con i bassi tassi d'interesse sui mercati, molte aziende sarebbero state spinte in questi anni ad accumulare sempre più debiti, più di quanto possano poi farvi fronte in caso di difficoltà.

I bassi o bassissimi tassi d'interesse sui titoli finanziari avrebbero anche spinto gli investitori istituzionali a prendersi più rischi andando a caccia di profitti migliori, e di conseguenza aumentando la vulnerabilità dell'intero sistema.


Per tutto ciò, come riportano alcuni articoli dei giornali, il Fondo Monetario Internazionale chiede alle autorità monetarie di “agire urgentemente per mitigare i rischi sulla stabilità finanziaria”.

Sui rischi per l'alto debito di molte aziende non proprio solidissime, quei 19mila miliardi di dollari a livello mondiale, il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri dice che “non rappresentano una minaccia imminente”. Che non si capisce bene se dobbiamo tranquillizzarci o preoccuparci ancora di più.

Invece il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, fa notare che è un rischio presente in America e in Asia, poco in Europa, ma potrebbe arrivare, e che in Italia non esiste. Forse che da queste parti a volte facciamo le cose meglio? Vedremo.

Ma il problema di fondo non può essere l'alta disponibilità di soldi e i bassi tassi sul mercato, quanto piuttosto le scelte e le azioni di chi presta, di chi prende in prestito, di chi investe e opera in questo scenario. Altrimenti è troppo facile: tutta colpa di Draghi.


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