MARIO DRAGHI SALUTA LA BCE E LASCIA UNA PESANTE EREDITÀ

Quella sua celebre frase, “Whatever it takes”, “qualunque cosa serva” (per sostenere e salvare l'euro), resta nella memoria collettiva, e nella storia della politica monetaria europea. Era il luglio 2012 e, nel pieno della crisi economica e del debito sovrano di diversi Stati membri dell'Unione Europea, Mario Draghi con quella frase, chiara e senza alternative, fece capire a tutti che la moneta unica non si sarebbe sbriciolata. E così è stato.

Oggi, dopo 8 anni di mandato alla guida della Banca Centrale Europea, Draghi passa il testimone a Christine Lagarde, 63 anni, ex ministro francese ed ex numero uno del Fondo Monetario Internazionale. Che, vale la pena ricordarlo, non ha una formazione di origine economica ma da avvocato. E ora si ritrova a dover gestire e portare avanti una pesante eredità. Con tutto ciò che a questa è collegato.

 

Nell'ultimo suo intervento da presidente della Bce, Draghi, tra le altre cose, ha detto: “ho fatto quanto di meglio ho potuto per sostenere l'Europa, la sua economia e la sua moneta, e non ho rimpianti”; “lascio una Bce forte e indipendente”; e poi “è chiaro che abbiamo bisogno di più Europa, non meno”. Un messaggio 'politico' ben preciso, nel giorno del suo saluto da banchiere centrale. Non a caso, qualcuno già lo candida a prossimo presidente della Repubblica. Vedremo.

Lascia la Bce consapevole, quindi, di avere fatto tutto il possibile per portare avanti il progetto europeo, ma allo stesso tempo sa che il lavoro non è affatto concluso. Anzi. L'Unione Europea appare più frammentata e traballante che mai.

 

Molti lo salutano come “un campione di europeismo”, altri sottolineano che “è l'ultimo leader europeo riconosciuto nel mondo”, altri ancora dicono che “con tassi bassi e ampia liquidità sui mercati, Draghi lascia ma con il pilota automatico”.

E in effetti, proprio nel giorno del cambio della guardia con Lagarde, è scattato il nuovo piano di acquisti di titoli pubblici, il 'bazooka' del Quantitative easing da 20 miliardi di euro al mese. Quello che non piace ai governatori delle banche centrali di Francia e Germania, tanto per ricordarlo. Ora vedremo se, con il gatto che se ne va, i topi ballano. Ma visto lo scenario che ci circonda, e che riguarda tutti, né più né meno, non resta molto spazio e molta spinta per ballare.

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