Il conto in rosso di Deutsche Bank e la terapia intensiva per un colosso del credito

È ovviamente troppo presto per capire come andrà, e con quali risultati finali, la pesante ristrutturazione di Deutsche Bank avviata da luglio e che proseguirà fino al 2022. Con l'obiettivo di migliorarne i bilanci e renderla meno rischiosa, attraverso l'uscita dalle attività di Equity e il taglio di 18mila dipendenti, che in pochi anni sono destinati a passare da 92mila a 74mila.

Per ora le uniche certezze della vicenda sono la 'terapia intensiva' a cui è stata sottoposta, e i numeri delle sue attività, che, a guardarli, spiegano in pieno la necessità e l'urgenza della cura da cavallo.

Ricordiamoli: Deutsche Bank nel terzo trimestre 2019 ha fatto registrare perdite per 832 milioni di euro, che portano il bilancio nei primi nove mesi dell'anno a un 'rosso' di 3,8 miliardi, se si comprendono i 3 miliardi di accantonamenti fatti entro giugno. Un deficit molto pesante, anche rispetto ai 692 milioni di euro di utili dei primi nove mesi del 2018.

Le attività totali del colosso tedesco nel terzo trimestre dell'anno sono salite a 1.500 miliardi di euro, ma i ricavi sono crollati del 15%, a 5,3 miliardi, una flessione che si spiega anche con la decisione strategica di ritirarsi dal Trading di Equities. A cui si aggiunge anche il calo del -13% relativo al reddito fisso, che è sempre stato un punto di forza della banca tedesca. Insomma, bilanci aziendali che assomigliano al bollettino medico di un malato in rianimazione.


Naturalmente, non tutti i valori sono da 'codice rosso', anzi, la banca di Francoforte tiene a sottolineare la sua solidità, con un indice patrimoniale Cet1 al 13,4% per il secondo trimestre consecutivo, che potrebbe scendere fino a un minimo del 12,5% per via della ristrutturazione, un Liquidity coverage ratio al 139%, con 59 miliardi in eccesso, mentre il Cost-to-income ratio resta molto alto, al 110%.

Queste performance preoccupanti e da conto in rosso alimentano anche le ipotesi e i dubbi che girano sui mercati finanziari dallo scorso 17 settembre, quando la Federal Reserve è tornata a operare direttamente attraverso aste Repo e Short-term, per calmare le turbolenze sul mercato interbancario americano (come ho già scritto in precedenza). Un intervento che è stato il prologo del nuovo e pesante Quantitative easing della Fed partito in queste ultime settimane, anche se il suo presidente Jerome Powell non vuole che venga definito così. 


In pratica, secondo diversi osservatori, la Banca centrale Usa potrebbe essere intervenuta per 'sostenere' qualche istituto straniero particolarmente esposto e in grave difficoltà di finanziamento a breve. Ipotesi mai smentita dalla Federal Reserve, per cui tutta la vicenda lascia qualche interrogativo aperto. E, con i numeri della cartella clinica di Deutsche Bank, non serve un premio Nobel per sospettare che il malato in crisi sia proprio quello.

Ora la cura è avviata, bisogna controllare il polso della situazione per capire se le medicine funzionano, e per vedere come i mercati accoglieranno le prossime trimestrali. I prossimi bollettini clinici.


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