UniCredit, dopo l'addio a Mediobanca la strada porta a una holding europea

Il dado è tratto. Non si torna indietro. Traguardo: trasformare pienamente UniCredit in una grande banca europea. Una UniCredit holding, che controlli le diverse aziende creditizie in Italia e in Europa. Del resto, il meglio del capitalismo italiano è quello che si è internazionalizzato. E allora per il Gruppo guidato da Jean Pierre Mustier è arrivato il momento di varcare il Rubicone – anche se nella direzione opposta alle armate di Cesare che puntarono su Roma – e di marciare verso nuove conquiste nel Vecchio continente.

È questa la strada per il colosso di piazza Gae Aulenti, che è anche alla base della recente uscita da Mediobanca, di cui era il primo azionista. La banca milanese nei giorni scorsi ha venduto tutta la sua quota dell'8,4%, incassando 785 milioni di euro, e il primo azionista di Mediobanca è diventato Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica. Che, attraverso la sua finanziaria Delfin, ne ha approfittato per passare dal 7,5% a una quota molto vicina al 10%.

Ora al secondo posto, tra i soci Mediobanca, c'è il Gruppo di Vincent Bolloré, con un pacchetto del 6,7% di azioni. Seguito dal gigante finanziario BlackRock (con circa il 5%), Gruppo Mediolanum (3,2%), Benetton e Fininvest, con entrambe una partecipazione vicina al 2%.

 

In pratica, la scelta di Mustier di salutare Piazzetta Cuccia sembra aver fatto felici tutti. Ha fatto felice l’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, che ha detto che l’uscita di UniCredit dal capitale è in primo luogo “positiva per noi, che così abbiamo una base azionaria più normale”.

Una mossa ben vista dato che aumenta il flottante sui mercati, facendo diventare Mediobanca sempre più una Public company. Risolve poi il conflitto d'interesse legato al fatto che UniCredit opera nell'Investment banking come Mediobanca. Insomma, Nagel non sta nella pelle dalla gioia: “considero la vendita della quota UniCredit positiva per tutti”.

 

La mossa ha fatto felice Del Vecchio, che mette le mani sul 'nocciolo duro' degli azionisti. E fa felice Mustier, che così può guardare, comprare, e fare altrove: “la vendita della nostra quota è in linea con la strategia di dismissione delle partecipazioni non strategiche". Che è come dire: “ciao Mediobanca, non ci interessate più. Abbiamo altre ambizioni”. Per diventare una holding su ampia scala, UniCredit deve rafforzare il capitale proprio, di qui la vendita di asset che è stata molto criticata, da Fineco a Pioneer, e la ricerca di un buon partner con il quale fondersi.

Come impiegare le risorse accumulate durante tutto l'ultimo anno è una questione che probabilmente Mustier e UniCredit sveleranno il 3 dicembre, alla presentazione del nuovo piano industriale triennale. Ma il dado è tratto. Ora vediamo da che parte si gira.

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