In Borsa, nel lungo periodo, guadagna di più chi non vende mai


C'è un solo modo, e chiaro – ma non chiaro a tutti –, per massimizzare i rialzi azionari di lungo termine. In pratica, per guadagnare il più possibile in Borsa nel lungo periodo. E il modo è questo: non vendere mai, tenere nervi e titoli saldi, rimanere investiti.

Perché? Lo dicono i numeri degli ultimi 40 anni, i dati storici, l'andamento delle principali Borse, e quello dei rendimenti finali. Sono due le variabili in gioco, che alla fine danno il risultato: rialzi e ribassi.

Dato che sono due fattori che cambiano velocemente e sono difficilmente prevedibili, e non esiste un criterio che consenta di intercettare con certezza i loro Trend, entrare e uscire dal mercato azionario, cercando di investire prima dei rialzi, e di vendere prima dei ribassi, a conti fatti non risulta la strategia vincente. Mentre mantenere i titoli azionari nel lungo termine produce i risultati migliori, per cogliere al meglio il rendimento di lungo periodo conviene restare investiti. A condizione (essenziale) di avere portafogli azionari diversificati, sia a livello settoriale sia su base geografica, che sono in grado di cogliere nel lungo termine i benefici della crescita economica globale.

 

A questo tema ha anche dedicato un articolo Milano Finanza, firmato da due specialisti e dirigenti di Cellino e Associati Sim, in cui si fa notare che, poiché la crescita dei corsi azionari non si realizza in modo lineare, ma attraverso alterne tendenze rialziste e ribassiste, è molto forte tra gli investitori la tentazione di intercettare queste tendenze, cercando di sfruttarle a proprio beneficio.

L'idea, fin troppo ovvia, è di affrontare le fasi di rialzo con quote di investito elevate, e quelle di ribasso con quote ridotte. Ma, purtroppo, queste tendenze sono evidenti solo a posteriori, dunque queste strategie di gestione del portafoglio non possono che fondarsi su inferenze circa l'andamento futuro del mercato, inferenze che spesso possono rivelarsi sbagliate. In pratica, questo approccio nella gestione del portafoglio espone al rischio di limitare di molto i benefici che nel lungo termine i mercati azionari possono offrire agli investitori. I rialzi sono imprevedibili, e basta mancarne un po' per compromettere, in media, e di molto, il risultato finale.

 

Nell'articolo in questione si fa questo esempio: in valuta locale, in un arco di tempo di circa 40 anni, dal 31 dicembre 1979 al 31 ottobre 2019, il mercato azionario italiano ha reso in media il 6,8% annuo, quello tedesco il 6,3%, e quello americano addirittura l'8,7%. Si tratta di rendimenti notevoli, a maggior ragione considerando che gli indici 'Msci price' dai quali sono derivati non tengono conto dei dividendi distribuiti, pari a un ulteriore 2 o 3% annuo.

Passando dai rendimenti annui al valore finale, fatto 100 il portafoglio iniziale, in 40 anni il capitale investito sul mercato italiano sarebbe diventato 1.400 (4.800 tenendo conto dei dividendi reinvestiti), quello affidato al mercato tedesco avrebbe raggiunto 1.150 (3.200 con i dividendi), mentre l'investimento americano sarebbe esploso sino a raggiungere 2.830 (8.330 con i dividendi).

Questi sono solo alcuni esempi dei molte volte evocati rendimenti di lungo periodo. Insomma, per massimizzarli, per incassare tutti i vantaggi, non bisognerebbe mai vendere: non bisogna farlo quando si perde, il che è evidente anche se talvolta di difficile attuazione, ma neanche quando si guadagna, e questo è un comportamento molto meno intuitivo.

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