Tanto Cash in Europa: per muoverlo c'è chi applica tassi negativi, e chi chiede prospettive migliori

C'è tanto Cash nei conti correnti e fondi di liquidità in Europa. Lasciato lì, senza usarlo, senza investirlo, da cittadini e aziende. E, di conseguenza, anche dalle banche che lo raccolgono. Quanto Cash? Oltre 10mila miliardi, in totale nei 19 Paesi dell'area euro. Una montagna di soldi, che non genera crescita e altra ricchezza, e che ammonta a due terzi del Pil dell'Eurozona, secondo i dati dell'European Banking Authority, pubblicati in questi giorni dai giornali. 

Un grande tesoro, lasciato come sotto terra, e il suo non uso, da parte di risparmiatori e imprese, si traduce in mancato reddito. Non solo. Si trasforma anche in erosione del potere d'acquisto, per effetto dell'inflazione, soprattutto nel lungo periodo: è vero che viviamo in tempi di inflazione molto bassa, ma se si fanno i conti a partire dal 2000 a oggi, si scopre che a parità di risorse finanziarie il loro potere d'acquisto è crollato del 30%.

 

I soldi parcheggiati in banca senza muoverli sono invece raddoppiati (+100%) dal 2005. E in questo genere di accantonamenti la Germania è prima nell'Eurozona, con in media 2.970 miliardi di euro fermi (pari all'87% del Pil tedesco). Seconda è la Francia, con 2.203 miliardi (il 92% del Pil francese), e al terzo posto c'è l'Italia, che conta 1.429 miliardi di euro lasciati da parte, pari a circa l'80% del Pil del Paese.

Cosa fare per smuovere questa situazione? Sono tutti soldi che rimangono nelle casseforti delle banche, e, come sappiamo, la Banca Centrale Europea applica agli istituti di credito tassi d'interesse negativi, oggi del -0,50%, sui depositi oltre 6 volte le riserve obbligatorie. E così le banche lamentano che i tassi negativi della Bce erodono continuamente i loro guadagni. Anche per questo, e a partire dal 2014, sempre più banche europee hanno iniziato a trasferire questi tassi negativi alla propria clientela, a cominciare da quella con alti depositi.

 

Questo fenomeno dell'eccesso di giacenze porterà quindi sempre più ad applicare tassi negativi sui conti correnti? In Germania è una realtà già molto diffusa: il 58% delle banche tedesche applica tassi negativi su alcuni depositi societari, oltre una certa soglia, e il 23% fa lo stesso con la clientela Retail (dati Bundesbank su 220 istituti di credito). Qui in Italia la prima banca ad annunciare tassi negativi è stata UniCredit (come ho già descritto sul Blog in data 16 ottobre): tassi negativi applicati dal 2020, riguarderanno solo i depositi in conto corrente oltre il milione di euro, e soltanto per la parte eccedente il milione.

Certo, qualcuno, tra privati cittadini e aziende, alla prospettiva di vedersi tagliuzzare la somma depositata in banca reagirà abbassando la giacenza. Ma come? Investendo? O spezzettando il totale in tante casseforti diverse? Un tasso negativo del -50% su un milione di euro fa 5mila euro, di trattenute in un anno. Bastano a smuovere chi non ne ha l'intenzione? 

Diversi osservatori, anche in questi giorni, ricordano che molti investitori sono rimasti scottati dalla crisi iniziata 10 anni fa, la crisi ha fatto diventare tutti più prudenti, e sospettosi. E quindi per cambiare la situazione è molto più importante, e decisivo, che gli investitori recuperino fiducia nelle possibilità di crescita, e sicurezza sulle loro scelte e prospettive finanziarie. Ecco qual è il vero punto della questione: fiducia e sicurezza.

 

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