Crisi del mercato Repo in America: quattro indiziati per un delitto. E la Fed non risolve il caso

Almeno quattro indiziati per un delitto. E un ispettore che non risolve il caso. Il delitto in questione è la forte crisi di liquidità sul mercato interbancario americano dei Repo (Repurchase agreement, gli accordi di riacquisto) scoppiata a metà settembre. Improvvisamente, nel giro di una giornata (17 settembre), sembravano spariti i soldi da prestare e prendere in prestito, e il tasso di interesse dei prestiti a brevissimo termine (una notte, Overnight) tra banche, e altre realtà finanziarie, saltò dal 2% al 10% (come descritto nel Blog del 23 settembre e del 17 e 28 ottobre). 

Per tamponare l'emergenza, ed evitare conseguenze dolorose, la Federal Reserve guidata da Jerome Powell iniziò subito grandi iniezioni di liquidità, per decine di miliardi (prima 53, poi 75, fino a 120) di dollari ogni giorno, che continuano tuttora. 


Ma quali furono, e quali sono ancora, i motivi di questa emergenza, i 'moventi del delitto'? Una risposta precisa e certa ancora non c'è. Ci sono delle ipotesi, degli indizi. Che si sono sommati e intrecciati tra loro, portando a molteplici cause. Leggendo i giornali di questi giorni, in particolare IlSole24Ore, adesso, a distanza di due mesi e mezzo dalla sirena di allarme, si provano a fare i primi Identikit dei colpevoli. Sarebbero almeno quattro. Una 'banda' dei Repo. Ecco il primo: a provocare la crisi di liquidità sul mercato interbancario americano sarebbero innanzitutto dei soggetti non bancari, come Broker, Hedge fund, Real estate investment trust, che si indebitano a breve sul mercato dei Repo per comprare titoli invece a lunga durata. Ovvio che se salta in aria il mercato dei Repo, i primi a rimanere a terra sono proprio loro.

Secondo indiziato grave: addirittura una banca giapponese, la Norinchukin Bank. Gli osservatori spiegano che questa banca negli Stati Uniti investe molto in dollari, e a metà settembre avrebbe avuto grosse difficoltà a trovarne, facendo collassare il mercato.

Complice di tutto ciò, e altro sospettato del crimine, sarebbero delle banche europee, in particolare francesi, che possono investire molto a breve, anche loro in Repo, salvo poi fare un passo indietro alla fine di ogni trimestre, per rispettare i parametri finanziari di Basilea Tre. 

C'è poi un quarto Identikit: poche, grandissime banche americane. Dai dati emerge che l'86% dell'eccesso di liquidità negli Stati Uniti è controllato dall'1% delle loro banche. E viene fuori che solo 4 colossi bancari americani controllano da soli il 40% della liquidità totale in eccesso sul loro mercato interno. In pratica, c'è molto Cash, ma concentrato nelle mani di pochissimi. Questo significa che se questi 'pochissimi' e 'ricchissimi' per qualche motivo smettono di prestare denaro alle altre banche, il sistema va i crisi. Solo che non si capisce bene perché dovrebbero farlo. O meglio, qualcuno qualche ipotesi la fa: in questo modo, queste poche e grandi banche americane hanno un potere enorme di condizionare il mercato, e, di conseguenza, come si è visto, hanno anche un potere enorme di condizionare la Federal Reserve.


In tutta questa situazione, sulla scena del delitto ci dovrebbe essere l'ispettore Powell, capo della Fed, che dovrebbe contribuire a risolvere il caso. Scoprendo i colpevoli, e mettendo la parola fine al delitto e al suo processo. E invece no. Perché qualcuno, sempre su IlSole24Ore, fa notare che le grandi iniezioni di liquidità con cui Powell e la Fed hanno tamponato la crisi, sono solo “una pezza peggiore del buco”. Perché placano l'emergenza, ma non risolvono le cause, non eliminano il 'movente'. E, come facevo notare nel Blog del 23 settembre, il mercato interbancario americano, e forse anche direttamente l'intero mercato bancario Usa, ha scoperto di essere fragile, vulnerabile. 

Le montagne di soldi della Fed servono solo a seppellire il 'corpo del reato', ma il Killer rimane in circolazione.

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