L'ITALIA DEI RICCHI E POVERI, TRA PATRIMONI, SOMMERSO E INCERTEZZA SUL FUTURO

Il Sole24Ore qualche giorno fa ha pubblicato un articolo che riassume bene, innanzitutto nei numeri, la situazione e le (almeno apparenti) contraddizioni dell'Italia, in termini di ricchezza, risparmio, povertà, disuguaglianze economiche e sociali.

Ecco i primi dati: a fronte di 5 milioni d'indigenti, pari a 1,8 milioni di famiglie con redditi sotto la soglia di povertà, il risparmio gestito cresce a 2.280 miliardi di euro, i depositi bancari a 1.700 miliardi. L'attività sommersa vale 210 miliardi, e la ricchezza complessiva delle famiglie (10mila miliardi) è da record: 8,4 volte il reddito medio (che è di 1.200 miliardi).

Vediamo questi numeri, molto importanti e significativi, più nel dettaglio. Come viene messo in evidenza nell'inchiesta del Sole24Ore, il risparmio gestito, vale a dire il patrimonio accumulato dalle gestioni collettive e da quelle di portafoglio, è ormai di 2.280 miliardi di euro, e quest’anno (dato di novembre) è cresciuto del 14%. È un ammontare di ricchezza quasi pari all’intero debito pubblico che, sempre a novembre, era di 2.447 miliardi.

Gli italiani, in questa nuova era dei tassi negativi e delle grandi ondate di liquidità garantita dalle banche centrali, non smettono di far crescere anche i depositi, che sono ormai di oltre 1.700 miliardi, più o meno quanto il Prodotto interno lordo. 

Ecco altri numeri che fotografano la situazione: in Italia il reddito complessivo è di 1.200 miliardi, ed è composto da stipendi e pensioni. L'aspetto più eclatante è nel dato della ricchezza, che è composta da immobili, strumenti finanziari, depositi e Cash. Un Paese da record, con 10mila miliardi, 8,4 volte il reddito totale. Un valore che in Europa non ha eguali: la Germania è a 6,5 nel rapporto tra ricchezza e reddito del Paese, e Francia e Gran Bretagna sono a 7,9. Nel 2013 quell’indice era ancora più alto, a quota 8,7: a farlo scendere ha contribuito il calo del valore degli immobili. Anche perché, come è noto, il 50% della ricchezza degli italiani è ancora concentrata nel mattone. 

L’Italia resta un Paese polarizzato per la distribuzione della ricchezza, anche se meno che altrove. Il 10% più ricco ha aumentato in 30 anni la quota di reddito totale al 29%, contro il 50% più povero che l’ha vista diminuire al 24%: ciò che non è cambiato è il 40% intermedio che ha mantenuto le sue caratteristiche di possessore del 47% del reddito totale. È il ceto medio stabilizzatore dell’Italia, un po’ più di 20 milioni di cittadini. Ma tra questi c'è che scivola nella situazione dei lavoratori poveri: sono il 12% dei lavoratori e guadagnano meno di 8.200 euro l’anno. Ciò che non torna è la fotografia fiscale dove il 5% è la quota di contribuenti che dichiarano più di 50mila euro di reddito annuo, e paga quasi il 40% dell’Irpef. E sono poco più di due milioni di cittadini. Oltre 13 milioni di italiani non pagano tasse, ma il ristretto gruppo di chi guadagna più di 300mila euro all’anno (38mila contribuenti, pari allo 0,093%) versa il 6% dell’Irpef totale.

Come si spiega tutto ciò? Il sommerso e l'evasione fiscale sono ciò che caratterizza l’Italia. Il sommerso per l’Istat ormai vale 210 miliardi, il 12% del Pil. In questo mondo c’è anche la quota del doppio lavoro che diversi istituti stimano in un 20%. Un lavoratore ogni cinque arrotonda lo stipendio per lo più al di fuori dei radar del Fisco. E tutto questo non è certo una novità di questi anni.

Il fattore tipico di questo periodo, invece, è l’incertezza. Non a caso, il 61% degli italiani non compra più i BoT, dati anche i rendimenti bassissimi. E le certezze immobiliari tipiche degli italiani vacillano quando capiscono di aver perso, in termini reali, il 12,6% del valore in otto anni. Anche per questo sono in aumento le persone che tengono la liquidità non investita. Prevale l’ansia sul futuro, la prudenza e l’attesa di tempi migliori. A proposito: buon anno nuovo, buon 2020.

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