Firmata l’ intesa della fase 1 sui dazi tra Stati Uniti e Cina

Assistendo in diretta alla presentazione della firma dell’accordo, i toni sono veramente quelli di una grandissima vittoria.

Il presidente Trump che per l’occasione ha invitato oltre 200 personalità nella East Room della Casa Bianca,  ha commentato come storico questo accordo e il vicepresidente americano Mike Pence ha dichiarato: “E' un passo importante, che andava fatto già 25 anni fa”. 

Il clima di enorme soddisfazione, quasi festa che si sta vivendo in questo momento, forse merita di essere spiegato meglio. Per prima cosa è opportuno precisare che questo accordo è la conclusione della fase uno. Trump ha dichiarato:  "Molti pensavano che non sarebbe mai accaduto, stiamo ( il riferimento è al presidente cinese Xi Jinping) riscrivendo gli errori del passato per offrire un futuro di giustizia economica e di sicurezza per i lavoratori, gli agricoltori e le famiglie americane".

In cosa consiste però la prima fase?

 

L’accordo prevede maggiori  acquisti da parte di Pechino di 200 MLD di beni americani così suddivisi:

 

80 MLD settore manifatturiero

50 MLD settore energetico

40 MLD settore agricolo

35 MLD servizi

 

Per effetto di questo accordo Washington di fatto non eliminerà i dazi al 25% su 250 MLD di $ di importazioni cinesi, di fatto la Cina aumenterà le importazioni di prodotti americani e gli Stati Uniti dal canto loro revocheranno il rischio di nuove tariffe al 15%, per l’eliminazione dei dazi bisogna aspettare la fase 2.

 

Le grosse novità si attendono perciò con la fase due,  con l’attesa visita di Trump in Cina. 

Seconda fase che riguarda tematiche più complicate come può essere quella della cyber security, dei furti tecnologici di cui gli USA accusano la Cina, tematiche che non sono risolvibili con la firma di un trattato in tempi stretti. 

 

Molto interessante al proposito la considerazione del vice presidente dell’ ISPI Paolo Magri che durante  un’intervista ha valutato in modo positivo l’accordo: “una tregua è sicuramente meglio di un’escalation”, accordo che come tutti gli accordi non può logicamente risolvere tutte le tipologie di problemi, per esempio non toccando i temi dei sussidi delle aziende di stato. Sarà inoltre molto difficile per la Cina acquistare 200MLD in più di beni americani e, se leggiamo questo in chiave europea, dato che la Cina non intende di fatto raddoppiare i suoi acquisti nei prossimi anni, questo significa che verranno acquistati meno beni di altri paesi, coinvolgendo sicuramente anche l’Europa. Questo accordo però che esclude lo scenario peggiore di arrivare a  mettere dazi sul totale dei  beni importati cinesi ed esclude lo scenario di un aumento dei dazi dal 15 al 25% ( che rimane su alcuni beni mentre viene ridotto su altri), dà sicuramente un segnale di stabilità, è un buon inizio.

Il mercato americano nel frattempo ha apprezzato la good news ( ampiamente scontata nelle ultime settimane) chiudendo in territorio positivo, poco distante dal record storico.

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