La previdenza è cruciale, non solo da noi: infiamma la Francia

Mentre in Italia – tra riforma Fornero, Quota 100 e altri numeri in gioco, che sembrano quelli del Lotto –, si cerca di dare forma, e soprattutto sostanza, alle pensioni del futuro, le questioni (previdenziali) e i nodi da sciogliere non sono certo solo di casa nostra. Come si è visto in queste settimane, in Francia 'a furor di popolo' (in questo caso è proprio l'espressione giusta), tra proteste e scontri in piazza, il Governo ha dovuto fare una parziale marcia indietro sulla riforma delle pensioni. 

Lo ha fatto con il ritiro 'provvisorio' del punto che creava più problemi con i sindacati, e con la piazza in rivolta: l’introduzione di una soglia a 64 anni, la cosiddetta 'età di equilibrio' – un po' più alta dell'età minima, confermata a 62 anni – per ottenere la pensione a tasso pieno. Per ora salta. Poi si vedrà. 

La cosa più difficile di ogni riforma previdenziale non è immaginare nuove formule da applicare, ma renderla sostenibile rispetto ai soldi in cassa, e a quelli che verranno.

 

Il problema principale, ma non l'unico, è far quadrare i conti delle pensioni in Paesi, come l'Italia, come la Francia, come l'Europa e tutto l'Occidente, dove il calo demografico procede di pari passo con l'invecchiamento della popolazione. Per cui lo scarto tra quelli che sono in pensione e quelli che lavorano contribuendo a pagare le pensioni è sempre più ridotto, la coperta si accorcia, e si accorciano anche le cifre a disposizione.

Dopo settimane di scioperi e barricate, quindi, il governo di Parigi ha ritirato (in via provvisoria) la soglia dei 64 anni, pur mantenendo il principio di un’età di equilibrio, che, come spiegano alcuni giornali, “persegue uno dei principali obiettivi della riforma, quello di incentivare carriere più lunghe, in modo da contenere l’aumento del rapporto tra pensionati e attivi, destinato a crescere per l’invecchiamento demografico del Paese”.

E sulla questione è significativo anche l'intervento dell’ex premier e senatore a vita Mario Monti, apparso sul Corriere della Sera. Monti si augura che questa parziale marcia indietro francese sulle pensioni “sia solo una ritirata temporanea”, perché “altrimenti sarebbe un segnale negativo per il presidente francese e per l’Europa: Manuel Macron è il leader con le idee più avanzate sul come costruire una nuova Europa”.

Qui da noi, fu proprio il governo Monti, nel 2011, a realizzare quella riforma Fornero che poi viene spesso criticata, ma in quel momento “evitò il default del Paese”.

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