Da Davos due rotte verso il futuro: sostenibilità e Stakeholder capitalism

Al World economic forum di Davos c'era il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che davanti alla platea delle grandi occasioni ha esclamato: “oggi sono orgoglioso di dire che l’America sta vincendo di nuovo, come mai prima”. Ha messo in evidenza “il più basso tasso di disoccupazione di sempre” negli Usa, come pure che “le aziende sono tornate a investire nel nostro Paese”. E ha poi anche dato una stoccata all’Europa, dicendo che “da noi ci sono state cose molto positive, non come altrove, dove ci sono tassi negativi a cui non mi abituerei facilmente”. 

C'era la giovanissima ultras svedese del clima, Greta Thunberg, che ha rinnovato i suoi allarmi sulla necessità di fare di più e meglio per un mondo più Green. C'erano 3mila esponenti del mondo economico, politico, scientifico, tra cui 53 capi di Stato e di governo, provenienti da oltre 90 Paesi. Ma soprattutto è stata la 50esima edizione del Forum internazionale, dal titolo 'Stakeholders for a cohesive and sustainable world', stakeholder al servizio di un mondo coeso e sostenibile, con al centro delle discussioni l’ambiente, la sostenibilità, lo Stakeholder Capitalism. 

Sottoscritto lo scorso agosto da 180 amministratori delegati di grandi aziende Usa riunite nell’associazione Business Roundtable(un Think tank di Ceo americani), lo Stakeholder Capitalism, il capitalismo che fa riferimento a tutti i portatori di interessi, è diventato un punto di riferimento del World Economic Forum. Uno dei due principali punti di riferimento verso il futuro, insieme alla sostenibilità.

 

Il cambio di paradigma rispetto al passato, come spiegano ad esempio Mf e La Stampa, consiste nel fatto che la creazione di valore non deve più essere l’unico fine delle aziende. Le imprese devono anche investire nei loro dipendenti, proteggere l’ambiente, comportarsi correttamente ed eticamente con i fornitori, creare valore di lungo termine per gli Stakeholder. 

Per raggiungere questo obiettivo è necessario un cambio di marcia, dall'attuale corsa allo sviluppo di nuove risorse e tecnologie per la crescita a breve termine e il guadagno commerciale, a un approccio più lungimirante e responsabile, che sfrutti possibilità e innovazione per affrontare i problemi più importanti della società. Qual è la soluzione? Al Wef 2020 la proposta è questa: sfruttare le nuove tecnologie, e strategie, per obiettivi globali.

In questo scenario, torna in mente la lettera che il numero uno di BlackRock, Larry Fink, ha inviato appena un paio di settimane fa ai Ceo delle aziende: "ogni governo, azienda e azionista deve fronteggiare il cambiamento climatico", ha scritto Fink, sottolineando che, in "un futuro vicino avrà luogo una significativa riallocazione del capitale", e che BlackRock sta rendendo la sostenibilità il suo standard per gli investimenti. In pratica, Fink riconosce che l'urgenza dei temi posti dal cambiamento climatico sarà una guida anche nella valutazione dei rischi sui mercati finanziari, con impatti sulle quotazioni e sulle scelte d'investimento. É una strada ben precisa, e tracciata, che porta al futuro. E se lo dice BlackRock ...

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