Silver economy: argento? No, invecchiamento

Si allunga la vita media, calano le nascite. Risultato: il Paese, il mondo, invecchia sempre di più. E sempre più velocemente. Conseguenze di questo risultato: la crisi demografica e l'invecchiamento della popolazione hanno, e avranno ancora di più in futuro, conseguenze (pesanti) sull'economia, sui costi della Sanità, delle pensioni e sui conti pubblici, sui consumi. Rischiano di rompere del tutto il patto generazionale del passato, per cui vecchie e nuove generazioni trovavano un equilibrio adeguato nello sviluppo della società. Ma crisi demografica e invecchiamento della popolazione hanno e avranno, in vari modi, effetti anche su risparmio, investimenti, assicurazioni, previdenza e previdenza complementare. 

È questa la cosiddetta Silver economy: l'effetto sull'economia, sul mondo del lavoro, su consumi e attività finanziarie, della fetta sempre più grande di popolazione con i capelli grigi e bianchi.

Ecco, ad esempio, cos'è la Silver economy: la Commissione Ue stima che i consumi degli ultra-50enni entro il 2025 ammonteranno a 6.400 miliardi di euro, e genereranno il 40% dei nuovi posti di lavoro. Già oggi in Italia oltre il 50% del patrimonio totale dei fondi comuni è in mano a ultra-60enni. 

 

E poi: in Italia la quota degli ultra-65enni sul totale della popolazione è cresciuta dal 13% del 1978 al 23% del 2018. Salirà al 33% nei prossimi 20 anni, raddoppiando la velocità di invecchiamento che si è registrata negli ultimi 40 anni. 

Nel 2050 i Paesi a crescita demografica negativa saliranno a 71 nel mondo, di cui 27 in Europa. E in quell'anno, tra 30 anni, gli ultra-65enni nel mondo saranno oltre un miliardo e mezzo (il 17% della popolazione totale). Il dato è riportato nel World Population Ageing 2019 dell’Onu. L'aspettativa di vita media a livello globale aumenterà di quasi otto anni, passando dai 68 anni nel 2015 ai 76 anni nel 2050. Anche nei Paesi emergenti la popolazione anziana supererà quella più giovane. 

Inoltre, la popolazione mondiale dei 'grandi vecchi', oltre gli 80 anni, risulterà più che triplicata dal 2015 al 2050, passando da 126 milioni ai 446 milioni. Questa popolazione in alcuni paesi Asiatici e dell'America Latina è destinata a quadruplicare entro il 2050. 

In pratica, la popolazione anziana globale continua a crescere a una velocità senza precedenti. E ciò metterà a dura prova, per esempio, i sistemi sanitari e pensionistici di ogni Paese.

 

Per far fronte alla Silver economy, e per evitare la rottura del patto generazionale tra giovani e anziani, i governi (di tutto il mondo, e in Italia) devono adottare misure ad hoc: innanzitutto, misure a sostegno della natalità, del lavoro, del ricambio generazionale.

Come spiega il Corriere della Sera: “la posta in gioco è creare nuovi assetti economici, sociali, istituzionali più idonei alla condizioni storiche nelle quali ci troviamo (e troveremo) a vivere”. E non tutte le prospettive sono cupe: “l’allungamento della vita media crea un’opportunità inedita: oggi infatti c’è il tempo per poter orientare le risorse mobiliari e immobiliari — che tendono a concentrarsi nelle mani di chi ha tra i 45 e i 70 anni — al sostegno di nuove attività imprenditoriali guidate da chi è giovane, ha talento e voglia di fare. L’obiettivo è quello di creare le condizioni per una convergenza di interessi tra giovani e anziani”. 

In fondo, è investendo nel futuro dei propri figli che i padri possono garantirsi la sostenibilità futura delle proprie pensioni, che tendono a loro volta a spostarsi più in là nel tempo. Un meccanismo a somma positiva di cui il Paese ha grande bisogno. Ma che solo una politica lungimirante, all'altezza delle sfide da affrontare, può riuscire a realizzare.

 

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