Anche la BCE scende in campo con un nuovo Quantitative Easing

“tempi straordinari richiedono un'azione straordinaria. Non ci sono limiti al nostro impegno per l'euro”, siamo nella notte del 19 marzo e le parole  "Ridurre gli Spread non è compito nostro, ci sono altri strumenti e altri attori per intervenire su questi aspetti" sembrano ormai lontane anni luce ( era il 12 marzo 202).

 Ma veniamo con ordine per capire cosa è successo e in cosa consiste il nuovo messaggio lanciato nella notte dalla BCE. Nella tarda serata del 18 marzo, si è tenuta una riunione straordinaria del Consiglio direttivo della BCe, convocato dal presidente Cristine Lagarde. L’acuirsi della crisi dovuta al Covid 19 e soprattutto l’incremento degli spread a cui si è assistito nel corso della giornata del 18 marzo, hanno probabilmente spinto la Lagarde a prendere questa nuova importante decisione. 

Si chiamerà PEPP, Pandemic emergency purchase programme, sarà una bazooka dalla potenza di fuoco di almeno 750 miliardi e durerà almeno fino la fine dell’anno. E’ il nuovo programma di acquisto di attività, temporaneo, lanciato dalla Bce per contrastare i rischi della pandemia del coronavirus. 

Gli acquisti saranno condotti fino alla fine del 2020 e includeranno tutte le categorie di attività di titoli del settore privato e pubblico  in base al programma di acquisti già esistente.  L'obiettivo è "contrastare i gravi rischi per il  meccanismo di trasmissione della politica monetaria e per le prospettive della zona euro derivanti dall'epidemia e dalla crescente diffusione del coronavirus".

Il PEPP prevede un’allocazione molto flessibile nell’utilizzo del capitale in quanto non prevede un importo mensile prestabilito ma lascia la libertà di distribuite gli acquisti durante il periodo del programma. Programma la cui scadenza indicativa è prevista per la fine della crisi della pandemia, anche se il Consiglio si riserva la facoltà di allungare la scadenza o di aumentarne l’importo se necessario. Il  PEPP si aggiungerà al  cosiddetto QE da 20 miliardi al mese, rafforzato già di 120 miliardi di euro promessi entro la fine dell’anno dalla riunione del board della scorsa settimana, arrivando così  dunque a un volume di oltre mille miliardi per il 2020. La BCE dopo “l’immobilismo” della scorsa settimana decide di “imitare” la FED andando anche incontro ad alcune critiche, ma questa per poderosità e tempismo era probabilmente l’unica operazione da effettuare. In merito alle critiche di “aver caricato troppo il bazooka e rischiare di rimanere senza munizioni…” mi tornano in mente le parole del presidente della Fed di Minneapolis Neel Kashkari che rispondendo alle critiche  di aver tagliato troppo velocemente i tassi di 100 punti base, sprecando tutte le munizioni a disposizione ha portato una eloquente analogia. Immaginate che state guidando su una superstrada e siete preoccupati della collina che si presenterà più avanti, cosa fate, accelerate  subito o pensate di farlo dopo? Se accelerate prima non significa che avete  sprecato carburante e dunque non riuscirete ad affrontare la collina, l’idea dell’aspettare a tagliare i tassi (accelerare) per verificare l’evolversi della situazione è dunque sbagliata. Nel caso della BCE la portata dell’operazione e la flessibilità con cui potrà essere erogata saranno probabilmente la mossa giusta.

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