Metodo cinese e coreano insieme, contro il Covid 19 la salute viene prima della Privacy

Unire e applicare insieme, contro il Covid 19, due strategie anti-pandemia. Il 'metodo cinese', basato sul distacco sociale e sulla quarantena, e quello 'sudcoreano', incentrato su una precisa mappatura tecnologica dei casi sul territorio, e altre soluzioni Hi-tech. 

É quello che si appresterebbe a fare il governo e l'Italia: in queste ore viene avviato un progetto che cerca di imitare le migliori pratiche internazionali (soprattutto Corea del Sud, ma anche Taiwan e Singapore), con l’obiettivo di far partire varie operazioni tecnologiche mirate contro il coronavirus. 

In particolare: realizzare il tracciamento digitale dei contagiati e dei contagiati asintomatici (il gruppo sociale più pericoloso nella trasmissione del coronavirus) e degli anziani, il gruppo esposto alle conseguenze sanitarie più gravi. 

È in fase di avvio una Task force dedicata per realizzare il tracciamento digitale (Digital tracing) dei casi positivi e degli asintomatici. La prima Call, per coinvolgere eccellenze italiane sul Digital tracing, sta per partire: coinvolti, tra gli altri, Politecnico di Milano e Isi Foundation di Torino. 

 

Si pensa anche a sviluppare un'apposita App, come è stato fatto in Corea del Sud. Lì la lotta al virus ha dato risultati importanti e molto più efficaci rispetto all'emergenza italiana: in quel Paese asiatico si contano finora meno di 9mila contagiati, e circa cento decessi. Eppure non hanno mai 'blindato' e svuotato le città. E neanche le aziende. 

Come è stato possibile? Due sono i pilastri sui quali si basa la strategia sudcoreana: tamponi in grande quantità (ne sono stati fatti circa 300mila), e monitoraggio dei cittadini attraverso App, tecnologie e piattaforme digitali. Per tracciare i contagiati, anche quelli con sintomi lievi, e le persone con le quali sono entrati in contatto. 

In pratica, questo metodo si focalizza sui contagi e sui luoghi o zone più a rischio, intervenendo su di essi in maniera mirata e specifica, con la verifica delle condizioni di salute (tamponi), eventuali cure e isolamento. Sulle altre persone e zone meno a rischio non serve intervenire con misure generalizzate e di massa. 

 

A Seul, ognuno dei quasi 9mila risultati positivi al test è stato poi 'spiato' dalle autorità sanitarie coreane attraverso dati medici, Gps dello smartphone, carte di credito e telecamere di sorveglianza. Per capire quali sono stati i suoi ultimi spostamenti. 

Incrociando tutti i dati, le autorità hanno mappato i luoghi toccati dagli infetti e rintracciato le persone che potevano essere entrate in contatto con il coronavirus. Vengono fatti tanti tamponi ma soltanto ai soggetti più a rischio, evitando di sprecare energie e risorse preziose, e i contagiati sono quindi stati isolati per limitare la catena dell'infezione. Diciamo, un intervento con precisione (quasi) 'chirurgica'. 

Ecco come funziona l'App sudcoreana: aprendo il sistema sullo smartphone, si vede una mappa digitale del territorio, simile a quelle di Google Maps. Sullo schermo si notano tre pallini di differenti colori. Se un edificio è contrassegnato da un cerchietto verde vuol dire che lì, dai 4 ai 9 giorni precedenti, è transitato un cittadino positivo al Covid 19; il colore giallo invece comprende una fascia di tempo più ridotta, che va dai 4 giorni alle 24 ore; il rosso è il massimo del pericolo, visto che qualcuno è passato da lì meno di 24 ore fa. Controllando i propri smartphone, i sudcoreani possono così evitare i luoghi più a rischio. 

 

È, in pratica, l'esatto opposto del cosiddetto 'metodo cinese', che è poi lo stesso applicato finora anche qui da noi: distacco e isolamento sociale preventivo di massa, per tutti. 

Certo l'approccio sudcoreano funziona se applicato prima possibile, prima che le gocce velenose del contagio diventino un oceano. Per questo può essere più adatto a quelle aree del nostro Paese, come molte zone e regioni di Sud e Isole, dove i numeri non sono ancora altissimi. 

E per questo, se – come sembra – questo metodo coreano verrà effettivamente sviluppato anche nel Belpaese, per combattere e vincere il Covid 19 nelle prossime settimane si potrebbe arrivare ad applicare un Mix di metodo cinese e coreano insieme. 

 

Come spiega su La Repubblica Walter Ricciardi, consulente scientifico del ministro della Salute: “ci stiamo lavorando. Una volta risolti i problemi relativi alla Privacy, penso con una legge ad hoc, siamo pronti a partire. Io ne farei una strategia nazionale e la applicherei anche alla Lombardia. La nostra curva si appiattirà per le misure di contenimento, ma assai più lentamente rispetto a quella coreana che si è stabilizzata a velocità supersonica. Se però noi attiviamo la stessa strategia di Seul possiamo accelerare”. 

Certo, la sospensione della Privacy, spiegano gli esperti, in casi del genere dovrebbe essere temporanea e limitata solo all'emergenza in corso. Ora il ministero della Salute dovrà presentare un piano specifico e dettagliato per spiegare come intenderebbe muoversi, anche in tema di riservatezza e protezione dei dati. Ma, al momento, la posta in gioco è più importante della Privacy. 

E il 'metodo sudcoreano' potrebbe rivelarsi utile anche, o forse soprattutto, per stroncare sul nascere possibili ricadute. Altrimenti il rischio è quello di un circolo 'velenoso' che cresce, diminuisce, e poi riprende daccapo.


 

 

 

 

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