Tassa patrimoniale? In questo scenario non ha molto senso

È l’incognita che già da tempo, e di tanto in tanto, aleggia nell’aria, e non lascia tranquilli molti risparmiatori italiani: l’eventualità di una tassa patrimoniale. Prima se ne parla, poi cala il silenzio, poi ogni tanto la questione torna di attualità (o sembra tornare). Ma, stando alla visione di diversi osservatori autorevoli, non sembra un rischio davvero concreto. Innanzitutto per un motivo: non converrebbe a nessuno. Né alla politica che dovrebbe sceglierla e votarla, né ovviamente ai cittadini che dovrebbero pagarla, e non sarebbe molto di aiuto neanche per le casse dello Stato. Anche perché le misure finanziarie anti-Covid 19 in arrivo o in cantiere dovrebbero fornire risorse sufficienti alle necessità. 

È stato questo uno dei tanti temi trattati nel corso della seconda diretta in streaming online che ho organizzato – dopo quella a cui hanno partecipato molti colleghi e collaboratori (si può vedere il Blog Post del 18 maggio) – dedicata questa volta a clienti e potenziali clienti, risparmiatori e investitori. Relatore del webinar anche per questo secondo appuntamento e confronto, è stato Carlo Altomonte, docente di Politica economica europea all'Università Bocconi, consulente per la Commissione europea e in precedenza per la Bce. Che questa volta – con le sue autorevoli analisi e previsioni di scenario e di mercato – non si è rivolto alla platea dei nostri professionisti finanziari ma a quella dei clienti della consulenza e dei servizi di Private banking. Con oltre 250 partecipanti. Secondo Altomonte, lo scenario (seppure critico) che abbiamo di fronte, “a meno di novità disastrose, è interamente coperto dal debito comunitario, quindi è gestibile, e di una tassa patrimoniale interna non c’è bisogno, perché l’Europa copre interamente le esigenze finanziarie italiane per la ripresa e il rilancio”. In più, un’ipotetica tassa patrimoniale potrebbe arrivare a raccogliere al massimo 20 o 25 miliardi di euro, e su un debito pubblico complessivo di oltre 2.200 miliardi sarebbe una quota quasi irrilevante, per cui “a nessun governo, a nessuna maggioranza, conviene ‘suicidarsi’ politicamente per una misura che cambierebbe poco o nulla”. 


Piuttosto, a partire dal 2022 in poi, quindi una volta superata definitivamente la crisi post Covid 19, l’Europa che ci sta aiutando oggi e domani, dopodomani ci chiederà di fare degli interventi strutturali per migliorare il livello di debito pubblico. Come? Ad esempio, visto che l’Italia ha, allo stesso tempo, il più alto patrimonio mobiliare e immobiliare privato d’Europa, dato lo storico e alto livello di risparmio privato degli italiani, e il basso livello di indebitamente privato, i Paesi Ue – con la Germani in testa – probabilmente ci chiederanno di allineare ai loro standard la tassazione sulle successioni (che in Italia è la più bassa d’Europa), le imposte sugli immobili (che nel Belpaese sono Flat e non progressive), e la tassazione su diverse rendite patrimoniali (anche questa risulta particolarmente bassa rispetto ad altri Paesi europei).

Cambiamenti e novità che potrebbero arrivare una volta usciti definitivamente dalla crisi del Coronavirus, quindi appunto dal 2022 in poi. Per ora, “stiamo affrontando e dobbiamo affrontare la più grave recessione economica dalla Seconda guerra mondiale”, rimarca Altomonte, il fattore positivo è che tutto – o quasi – è rimasto bloccato per oltre due mesi, ma con la Ripartenza, “se non ci saranno gravi ricadute, il sistema economico si riprenderà progressivamente nella seconda parte dell’anno e poi nel 2021”. Il Pil italiano per il 2020 è stimato in calo tra l’8 e il 9 per cento, mentre alla fine del prossimo anno dovrebbe risalire attorno al 5,5 o 6 per cento. Ritrovandoci alla fine del prossimo anno agli stessi livelli di attività economica degli inizi del 2019. L’entità dello Shock è grosso modo simile per tutti i principali Paesi europei, con un calo tra i 7 e i 9 punti percentuali del Pil 2020. 

Essendo l’Italia un Paese con già un forte debito pubblico, e quindi con la difficoltà di sostenerlo sul mercato e di indebitarsi ulteriormente, senza l’intervento europeo di sostegno finanziario per noi non sarebbe stato possibile trovare le risorse neanche per il Decreto Cura Italia né per quello del Rilancio. E sulle misure di sostegno individuate per affrontare la crisi da Coronavirus – tra Mes ‘light’ (ovvero, senza condizionalità), piano Sure, interventi dell’Unione europea, Bce e Bei –, si possono vedere anche i Blog Post del 28 maggio e del 14 aprile. Mentre sul Recovery Fund, ribattezzato Next generation Eu, Altomonte fa notare “è verosimile che solo una minima parte di queste risorse saranno attivabili già entro quest’anno, la fetta più consistente sarà disponibile con il nuovo bilancio dell’Unione europea nel 2021”. Più in generale, l’economista della Bocconi rimarca: “è chiaro a tutti in Europa che a nessuno conviene far saltare per aria nessuno. Le economie dei vari Paesi sono ormai troppo interdipendenti, e dal nostro benessere dipende anche quello, ad esempio, della Germania”. Il punto sarà come usare questi soldi per la Ripartenza, e prima o poi si dovrà considerare come gestire e ridurre il debito pubblico.


Nel corso della diretta streaming, sono arrivate molte domande rivolte all’economista della Bocconi dagli oltre 250 clienti e potenziali clienti del Private banking collegati online. Una di queste riguardava il mercato immobiliare: “dividerei in due le considerazioni sull’immobiliare”, fa notare Altomonte, “per quanto riguarda il settore residenziale e il commerciale. Quest’ultimo ha parecchi problemi, innanzitutto perché la domanda di spazi commerciali – con la crisi da Covid 19 e l’aumento dello Smart working – è in flessione. E la domanda bassa o stagnante almeno nei prossimi due anni riduce l’Appeal di questi investimenti. Per quanto riguarda invece l’immobiliare residenziale, c’è il rischio in futuro di una ri-modulazione della tassazione. Sono fattori che non depongono bene per gli investimenti nel settore immobiliare, seppure i tassi d’interesse applicati al credito siano e resteranno molto bassi”.

Un altro investitore privato collegato in diretta streaming ha chiesto quali sono la situazione e le tendenze del settore bancario nel Belpaese. “Le prospettive delle banche italiane non sono cattive”, rileva il docente della Bocconi, “innanzitutto perché oggi sono molto più solide rispetto alla precedente crisi del 2009 e anni successivi. In più il Decreto Liquidità sta consentendo alle banche di rinegoziare una serie di posizioni creditizie e vecchi prestiti precedenti a nuove condizioni e con la gran parte delle singole esposizioni ora garantite dallo Stato”. Quindi con la possibilità di aggiornare e aumentare il volume dei prestiti, minimizzando i rischi, e migliorando la solidità bancaria. Un’altra domanda in arrivo dalla platea dei risparmiatori e investitori privati è stata: come interpretare la domanda record di Btp Italia? Le banche italiane hanno in cassaforte una quota di debito pubblico nazionale “pari a circa 400 miliardi di euro”, sottolinea Altomonte, “in pratica, detengono la quota più alta di debito nazionale rispetto alle banche degli altri Paesi europei, basti pensare che, ad esempio, le banche tedesche possiedono circa 200 miliardi di debito tedesco”. Questa alta esposizione al debito nazionale delle nostre banche “andrà via via ri-bilanciata, rilasciando titoli nazionali per acquistare debito europeo, e per evitare che il debito italiano aumenti la propria volatilità sul mercato è positivo che sia molto richiesto dai nostri investitori privati, che possono e potranno quindi assorbire in parte i titoli di Stato italiani che le nostre banche tenderanno a mettere sul mercato”.

Le questioni da affrontare sono quindi molte, e complesse. Un motivo in più per gestire il proprio patrimonio con il supporto e la consulenza di un professionista specializzato nel Private banking. E, guardando al futuro, Altomonte suggerisce e sprona i risparmiatori e investitori privati: “bisogna usare ampia capacità critica, chiedere spiegazioni e chiarimenti ai consulenti finanziari, basarsi sui numeri. E, nell’informarsi e tenersi aggiornati, è fondamentale attingere da fonti qualificate e autorevoli, informarsi attraverso i mass-media professionali e qualificati, per evitare Fake news, errori, notizie e informazioni false e distorte. Informiamoci, informiamoci, informiamoci. E facciamolo bene”.



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