Dopo il Covid 19, le banche 'malate' (di redditività) possono guarire con fusioni e acquisizioni

La pandemia “metterà ancora di più sotto pressione la redditività delle banche, che già è insufficiente. L’aggravarsi di questa debolezza strutturale potrebbe rendere utile considerare operazioni di aggregazione”. Sono le parole dell’economista Andrea Enria, presidente del Consiglio di vigilanza della Bce, e in passato presidente dell’Eba, l’Autorità bancaria europea, contenute in un'intervista di questi giorni a IlSole24Ore. 

Il post Covid 19, sia a livello nazionale che estero, “sarà occasione per fusioni e acquisizioni, diversificazioni, taglio dei costi, cambiamenti dei Business model, perché l’emergenza sanitaria ha ridotto e sta riducendo i margini di redditività”. Insomma, tempi duri per i cittadini e (molti) lavoratori (non tutti, non quelli garantiti), per l'economia e le aziende, e tempi duri anche per le banche. Ribaltate e smaterializzate ormai da anni ad opera delle nuove tecnologie – con sempre più soluzioni Hi-tech e sempre meno persone al proprio interno –, le banche devono ora affrontare una crisi di redditività che sta facendo saltare molti conti, progetti e strategie. Il sistema bancario europeo è in posizione migliore rispetto a 10 anni fa (crisi del 2008 - 2009 e anni seguenti) grazie a più capitale, più liquidità, più solidità patrimoniale e meno Npl, i crediti a rischio, dimezzati in 10 anni. 

Ma, nonostante questo, resta una situazione “di debolezza strutturale, perché il settore brucia capitale da dieci anni. Sulle ragioni si può discutere a lungo”, sottolinea Enria. Che rimarca: “di sicuro c’è carenza di ristrutturazioni, tra le banche europee. Credo sia utile il confronto con il caso statunitense. Dopo la crisi della Lehman Brothers, il consolidamento è stato rapido: oltre 450 banche chiuse in soli quattro anni, con operazioni di consolidamento a livello federale. In Europa, al contrario, ci sono stati finanziamenti pubblici a pioggia da parte dei singoli Stati, più qualche consolidamento ma solo nazionale. La redditività è rimasta molto bassa e questo ha conseguenze sulle valutazioni di mercato, con le banche europee quotate che mediamente capitalizzano il 30% del proprio valore di libro”.

 

Come si può rimediare? “Le azioni possono essere diverse, e sono principalmente nelle mani del management bancario”, rileva il presidente del Consiglio di vigilanza della Banca centrale europea: “noi diciamo che le banche devono ritornare ad attrarre gli investitori e aumentare la capacità di generazione del capitale. E questo vale per tutti i Paesi dell’area euro, anche se ci sono situazioni differenziate. Alcune banche sono su una buona strada, mentre ad altre abbiamo chiesto di cambiare percorso”.

Rispetto allo scenario europeo, il sistema bancario italiano non è disallineato, perché si è rafforzato sia in termini patrimoniali, sia come crediti deteriorati. Così il livello di solidità è diventato maggiore, avvicinandosi alla media delle banche europee. Rimangono limiti strutturali: bassa redditività, costi elevati, carenza dì investimenti in tecnologie avanzate o dipendenza da sistemi obsoleti. “Aggiungo che l’opera di pulizia dei bilanci non è ancora completata. In Italia gli Npl sono al 6,7%, contro una media del 3,2% nell’area euro”. Mentre il problema irrisolto della bassa redditività “senza dubbio si aggraverà con questa violenta recessione”. 

La Bce non vede il rischio che in particolare alcune banche italiane possano finire in mani straniere in questa fase di debolezza dell’economia: “non ritengo ci sia una specificità italiana. Il giudizio sui consolidamenti nazionali è positivo ma possono esserci, e devono esserci, operazioni su scala internazionale consentendo al sistema bancario europeo di essere più integrato”. E l'economista nel Board della Bce come giudica la biodiversità bancaria? È importante che sopravvivano banche di piccole e medie dimensioni? “Non vogliamo puntare a ogni costo al consolidamento. La biodiversità è una forza. A condizione che ci siano competenze, tecnologie, redditività adeguate. Nessuno ha intenzione di spingere verso un modello unico, neppure per dimensione”. In più, generalmente in Europa le banche più piccole hanno solidità patrimoniale e liquidità più alta. L’impatto più che dalle dimensioni dipenderà dall’essere più esposte o meno ai settori più in crisi, come possono essere turismo, ristorazione, trasporti.


 

 

 

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