La svolta per comprare Ubi Banca: con 650 milioni Cash in più, Intesa Sanpaolo convince anche gli scettici

Bastava pagare di più, e in contanti, per convincere anche gli scettici. Bastava farsi pagare di più, per accettare. È una regola del mercato. Il 17 febbraio banca Intesa Sanpaolo aveva avviato l’Offerta pubblica di scambio (Ops) agli azionisti di Ubi Banca proponendo 17 azioni Intesa Sanpaolo ogni 10 azioni Ubi. Un'offerta iniziale fatta solo di titoli, no Cash, in pratica scambiando con un rapporto di un'azione Ubi per 1,7 azioni del Gruppo milanese. La scadenza per aderire era stata fissata al 28 luglio. 

Nei mesi scorsi, a fronte di una reazione dei soci Ubi Banca non proprio entusiastica e convinta, i vertici di Intesa Sanpaolo avevano sempre escluso l’ipotesi di un miglioramento dell'offerta. Poi, invece, in questi ultimi giorni la svolta: dopo un Cda straordinario, la Ca’ de Sass milanese ha deciso di rilanciare le condizioni dell’Ops e aggiungere 0,57 euro Cash per ogni azione di Ubi Banca, oltre alle (già stabilite) 1,7 azioni ordinarie di Intesa Sanpaolo. In sostanza, Intesa Sanpaolo ha ritoccato l'offerta iniziale con un +10% in contanti, e mette quindi sul piatto altri 652 milioni. In caso di adesione integrale all’offerta, il corrispettivo in denaro ricevuto dagli azionisti di Ubi Banca sarebbe quantificabile in circa 80 milioni di euro per le Fondazioni a sostegno delle comunità locali, e a circa 310 milioni di euro per le famiglie e gli imprenditori del territorio. Un modo, fanno notare gli esponenti del colosso milanese, per venire incontro alle difficoltà di uno dei territori – bergamasco e bresciano – più martoriati dalla pandemia, e, anche, per assicurarsi l'adesione finale di una percentuale molto alta di azionisti Ubi. I piccoli investitori locali controllano circa il 35% del capitale. Mentre la Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo detiene il 5,9% e la Fondazione Banca del Monte di Lombardia ha una quota vicina al 4%. 

Secondo Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo – come riportano giornali e siti web in questi giorni – il rialzo dell'offerta iniziale è stato fatto anche per evitare divisioni interne all'azionariato Ubi, tra favorevoli e scettici all'Ops, e per portare in questo modo liquidità a famiglie, imprese, enti azionisti. Un 'ritocco' all'offerta era, del resto e di recente, stato chiesto esplicitamente ad esempio dai soci bresciani di Ubi, che controllano quasi l'8% del totale. Sull'operazione è arrivata in questi giorni anche la decisione dell'Antitrust, che ha chiesto a Intesa Sanpaolo di aumentare gli sportelli da cedere a Bper in caso l'Ops vada in porto, che in questo modo assumerebbe dimensioni analoghe a quelle dell’attuale Ubi. Nell’attuale contesto di crisi, tra l'altro, cedere filiali sembra un’ottima idea (l’alternativa rischia di essere la chiusura), ma potrebbe non essere sufficiente a garantire la concorrenza: i servizi online, ad esempio, richiedono grandi investimenti fissi in innovazione e rischiano di diventare appannaggio di pochi grandi operatori.

 

Ma a cosa è dovuta tanta generosità da parte di Intesa Sanpaolo? Se lo sono chiesto anche diversi analisti e osservatori del mercato bancario, e la risposta più concreta è che la mossa non si spiega solo con la ricerca di sinergie. Ma con il potere di mercato che una mega-banca acquista verso famiglie, imprese e governi. L'idea e la visione di Banca Intesa sono che “Ubi potrebbe valere di più entrando nel Gruppo milanese e magari fondendosi con la banca capogruppo. Perché sarebbe gestita meglio e perché beneficerebbe di economie di scala, per esempio nell’Information technology, e di altre sinergie, ottenute estendendo alla nuova partecipata i prodotti e le procedure migliori.”, fa notare ad esempio Andrea Resti, professore associato presso il dipartimento di finanza dell’università Bocconi. Ma non è tutto. 

“Una mega-banca, infatti, può contare su altri vantaggi, a cominciare dal maggiore potere di mercato nei confronti di famiglie e imprese: una su cinque diventerebbe cliente della nuova Intesa Sanpaolo”. Le mega-banche vengono inoltre percepite come più sicure dai risparmiatori: un vantaggio competitivo non da poco in tempi di crisi e Bail in, la regola europea che impone alle banche di addossare perdite agli investitori privati prima di procedere a salvataggi pubblici. In più, un grande istituto bancario tratta da pari a pari con i governi e le istituzioni europee, e in tempi di bassa redditività delle attività bancarie tradizionali, anche questo può contare e rendere in misura importante.

Dove puoi trovarmi

Qui troverai tutte le informazioni per contattarmi e ricevere una consulenza.

Contatti

Adriano Loponte

Piazza Erculea 15
20122 - Milano
Seguimi

Per una prima consulenza, scrivimi!