Regole di mercato, imperi miliardari, posizioni dominanti: le Big tech all'esame del Congresso Usa

Anche loro collegati in videoconferenza. Come un qualunque gruppo di lavoro. E invece è stata la prima volta che i capi delle 4 Big tech americane – Amazon, Apple, Facebook e Google –, sono saliti insieme sul 'banco degli imputati' al Congresso Usa di Washington. Convocati in audizione online per rispondere alle domande di deputati e senatori americani sui temi caldi che li riguardano, che sono anche al centro di indagini parlamentari: eccessi monopolistici, o 'quasi' monopoli, posizioni dominanti, regole di mercato poco chiare e scorrette, violazioni Antitrust, concorrenza sleale. E molto altro ancora. Per un giorno i colossi tecnologici hanno interpretato il ruolo dei 'cattivi', ma ancora una volta hanno sottolineato che – dal loro punto di vista, e soprattutto dal punto di vista delle loro casse e conti correnti – fanno 'molto bene' all'economia americana.

Quattro giganti mondiali come Google, Facebook Apple e Amazon che – è la critica che fanno molti osservatori –, hanno fatto ricchissimi in pochissimi, e pagano le tasse solo dove conviene. “I leader delle industrie più avanzate e ricche d’America, pur riconoscendo la legittimità delle indagini parlamentari sulle loro aziende, hanno difeso o addirittura esaltato il loro ruolo nella società americana e nella sua economia”, rileva Massimo Gaggi sul Corriere della Sera, “ammonendo che ogni vincolo alle imprese potrebbe tradursi in un freno all’innovazione e alla leadership tecnologica Usa, a vantaggio della Cina, che schiera imprese sempre più potenti, aggressive e prive di vincoli”. Già, i vincoli, le regole, le leggi. Sembra che fosse più semplice applicarli e farli rispettare quando si scambiavano sacchi di farina e casse di carbone rispetto a oggi che il valore viaggia sulle reti Hi-tech. 

 

Jeff Bezos di Amazon ha dovuto riconoscere che l’inchiesta del 20 aprile del Wall Street Journal che accusa Amazon di usare i dati delle imprese che usano i suoi canali distributivi in modo sleale, per creare linee di prodotti suoi da mettere in concorrenza con quelli dei clienti, ha fondamento: nessuna smentita, a tre mesi dalla pubblicazione dell’inchiesta, la società starebbe ancora approfondendo la questione. Di sicuro Amazon è più veloce a consegnare un pacco – magari da una parte all'altra del Pianeta – che a fare luce sui meccanismi al proprio interno. Altri parlamentari hanno accusato Amazon di approfittare della sua posizione dominante nel mercato per far fuori concorrenti (è stato documentato un caso nel settore degli articoli per bebè) o di punire editori smettendo di vendere, senza motivo, i loro libri. E anche qui le zone d'ombra non mancano. 

Mark Zuckerberg era già stato ampiamente tartassato dal Congresso ai tempi dello scandalo di Cambridge Analytica, la società che ha sfruttato Facebook per aver accesso a oltre 50 milioni di profili di utenti americani, attraverso i quali avrebbero condizionato anche i processi elettorali come la vittoria di Donald Trump alle presidenziali Usa. E il Bis è arrivato con i documenti nei quali lui stesso disse che l’acquisto di Instagram serviva a togliere di mezzo un concorrente pericoloso. Anche Tim Cook, pur avendo sottolineato fin dall’inizio che Apple non ha posizioni dominanti – nel settore delle tecnologie consumer la concorrenza è di certo più agguerrita che non sulle piattaforme Social di massa –, ha comunque faticato a respingere le accuse di usare il suo Store delle applicazioni in modo poco trasparente con alcuni sviluppatori favoriti (Cook questo l'ha negato) e tariffe a volte esorbitanti. 

E poi Sundar Pichai, capo tanto di Google quanto della caposettore, Alphabet, criticato da Sinistra e dai Democratici per lo strapotere del suo motore di ricerca, per l’enorme raccolta pubblicitaria e lo sfruttamento dei dati personali degli utenti; ma anche da Destra e dai Repubblicani per il ritiro di Google dai programmi militari del Pentagono, Project Maven e Jedi, mentre, secondo i Repubblicani, il gruppo continuerebbe a collaborare con la Cina. Poi, una volta spento il loro schermo, i 4 manager hanno ripreso a macinare montagne di soldi attraverso gli schermi di tutti noi.

 

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