Indice Dow Jones: nell'Olimpo di Wall Street meno petrolio (esce Exxon) e più tecnologie

Dopo quasi cento anni il colosso petrolifero Exxon Mobil viene tolto dall’indice Dow Jones di Wall Street, il più celebre listino azionario del mondo, che include una ristretta élite di 30 società. La stessa sorte tocca al gigante farmaceutico Pfizer e a Raytheon Technologies, specializzata in sistemi per la Difesa. Al loro posto entrano – a partire dal 31 agosto – il fornitore di Cloud computing Salesforce.com, l'azienda biotech Amgen e la multinazionale Honeywell International, attiva dall’aeronautica alle costruzioni. Per quest’ultima società si tratta di un ritorno dopo essere stata esclusa dall’indice nel 2008, dopo 83 anni di permanenza. 

Exxon Mobil (ex Esso e prima ancora Standard Oil del leggendario John Rockefeller) aveva debuttato nell’indice di Wall Street nel 1928, e oggi la sua esclusione colpisce in modo particolare perché è tuttora la prima compagnia petrolifera occidentale, e per molti anni – tra 2000 e 2011 – è stata la società con il valore di Borsa più alto del mondo. Ancora oggi la sua capitalizzazione sfiora i 180 miliardi di dollari. Solo all'inizio dell'anno era sopra i 300 miliardi, poi la discesa dei valori del greggio ha trascinato al ribasso anche il suo titolo. Lontana dai mille o duemila miliardi di dollari di valore dei colossi del web, si tratta in ogni caso di una capitalizzazione importante. 

Il punto è che, a differenza dell'indice di Borsa S&P500, il Dow Jones non riunisce i suoi membri in base alla capitalizzazione (cioè a quanto è 'grande' un'azienda), ma sul prezzo delle azioni (cioè su quanto è valutata), quindi più il prezzo è alto più la società pesa sul listino. Il cambio della composizione è il primo da 7 anni, la selezione e scelta spetta alla redazione del The Wall Street Journal, che di solito sceglie titoli di società che operano negli Stati Uniti e leader del proprio settore. L'espulsione di Exxon riflette il calo delle imprese di Commodity nell'economia americana e l'ascesa di quelle tecnologiche. L'unica società del settore petrolifero rimasta nell'indice Dow Jones è la Chevron, segno di un grande cambiamento del mercato. 

In un articolo su Il Foglio, Stefano Cingolani fa notare che il Dow Jones dal 1896 è lo specchio del capitalismo e della sua evoluzione: un secolo fa regnavano i colossi della gomma, zucchero, tabacco, ferrovie, elettricità. Mentre oggi l'era degli idrocarburi volge al termine – sia pure in un periodo medio-lungo –, e fa spazio all'era digitale. Ma perché far entrare nell'Olimpo di Wall Street un'azienda come Salesforce, e non invece Facebook, Amazon, Alfabet (Google)? Chiede Cingolani. E risponde: “sia perché i colossi del digitale sono già rappresentati nell'indice di Borsa da aziende come Apple, Microsoft, Ibm, Cisco. Sia perché Salesforce è una realtà tecnologicamente innovativa, che non sviluppa solo il mondo digitale, ma anche quello dei nuovi modelli di Business”.

 

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