Con Huawei e Tik Tok, anche Smic finisce tra le aziende cinesi nel mirino Usa

Come si sa il presidente Usa Donald Trump ha una predilezione per dazi e blocchi commerciali, Blacklist e aziende straniere messe al bando. Ancora di più nei confronti della Cina. Ancora di più in campagna elettorale, contro il democratico Joe Biden, per le elezioni presidenziali del prossimo novembre. Tra Stati Uniti e Cina è in corso già da tempo una guerra tecnologica su tutti i fronti, tra nuove App per miliardi di utenti e Privacy, reti Tlc di prossima generazione e questioni di sicurezza nazionale, sistemi di intelligenza artificiale, 'occhi' e 'orecchie' satellitari. Una lotta per l'egemonia Hi-tech mondiale che va ben oltre l'agenda e i piani di Trump, che però in questi ultimi anni fa di tutto per essere il paladino Made in Usa contro la minaccia del 'mostro' cinese. 

Di recente ha già preso di mira e attaccato colossi come tecnologici come Huawei, Zte, Tik Tok (vedere ad esempio il Blog Post del 10 agosto), tutti accusati di essere a vario titolo una minaccia per la sicurezza Usa, e ora sembra la volta di China semiconductor manufactoring international (abbreviato in Smic), il più grande costruttore cinese di chip per dispositivi elettronici. Sarebbe una mossa che colpirebbe indirettamente anche Huawei, che ha bisogno come l'aria dei chip per gli smartphone. 

Il Dipartimento della Difesa americano sta valutando se bloccare l'azienda asiatica di semiconduttori per il sospetto che stia aiutando lo sviluppo tecnologico militare cinese. Mentre alcuni ricercatori universitari associati alle forze armate di Pechino starebbero lavorando a progetti che impiegano tecnologie di Smic. Sono già 275 le società cinesi inserite nella Blacklist americana e anche questa potrebbe presto essere aggiunta alla lista nera. “Il fatto è che l’espansione di Smic è vista come una minaccia per le corrispettive aziende Usa, perché queste ultime potrebbero trovarsi impossibilitate a esportare in Cina alle altre società Hi-tech”, osserva un articolo di Milano Finanza: “mentre scattando il blocco, di riflesso verrebbe danneggiata anche Huawei, ritrovandosi privata di uno dei pochi partner rimasti da cui ottenere i componenti per i propri smartphone”. Smic ha negato ogni tipo di addebito, decidendo anche di ritirare la propria quotazione dalla Borsa di New York. Ma le 'accuse' non sono ancora state dimostrate, e quindi tutto resta per ora una minaccia. 

Nell’eventualità di un blocco è prevedibile però una pericolosa Escalation della guerra commerciale tra Usa e Cina. Una messa al bando di Smic renderebbe impossibile per la società cinese ottenere la strumentazione statunitense impiegata per costruire e testare chip e microprocessori. Smic fornisce parti e componenti a Huawei e diversi altri colossi IT cinesi, già colpiti da altri bandi e blocchi commerciali, che potrebbero così esaurire le opzioni disponibili per le proprie forniture e per continuare a operare. Il grande Paese asiatico potrebbe a sua volta decidere per una rappresaglia, colpendo le società americane che contano su manifattura e produzione dislocati in Cina: da mesi diversi Report indicano in Apple una delle società che il Dragone cinese potrebbe colpire in risposta. Una guerra tecnologica che abbraccia e coinvolge economia, politica, militari, ricerca e innovazione, insomma una grossa fetta dello sviluppo e dell'egemonia globale del presente e del futuro. 

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