Ecco perché molti lasciano bloccati i propri investimenti negli immobili

Perché gli italiani hanno circa due terzi dei loro 10 mila miliardi di risparmi bloccati in immobili? La risposta è piuttosto semplice – anche se poco salda e convincente –: il presunto valore degli immobili spesso ci conforta e non ci preoccupa. L’ipotetico prezzo di un immobile, rispetto a quello di un’azione o di un’obbligazione, ha il 'grande vantaggio', per così dire, di essere in concreto ignoto fino a quando non si riesce a venderlo. Gli immobili non sono quotati, non hanno valutazioni certe e sempre aggiornate, e quindi risultano, proprio per questo, immuni dallo svantaggio che deriva dal poterne controllare il prezzo facilmente e costantemente. 

La non trasparenza dei prezzi è uno svantaggio economico, ma un grande vantaggio psicologico. Anche se naturalmente non dovrebbe essere tale dal punto di vista della razionalità economica. Quando gli immobili scendono molto di valore, come da tempo a questa parte, le persone 'semplicemente' smettono di venderli in attesa di tempi migliori. Ecco quindi uno dei principali motivi alla base della predilezione da parte di molti nel lasciare bloccati i propri risparmi e investimenti negli immobili: il mattone rappresenta una 'comfort zone' psicologica. Ci fa stare più tranquilli, almeno apparentemente, o ci dà questa illusione, per il solo fatto che il suo prezzo – e la sua variazione nel corso del tempo – è meno evidente e a portata di mano rispetto ad altri tipi e generi di investimento.

 

É una delle indicazioni e osservazioni sottolineate da Paolo Legrenzi, psicologo cognitivo, docente universitario, esperto in finanza comportamentale, e autore di molti libri – tra cui 'Perché gestiamo male i nostri risparmi', pubblicato da Il Saggiatore –, che da esperto in materia rileva sempre l'importanza delle scelte e decisioni sulle azioni conseguenti.

Secondo Legrenzi, “sarebbe meglio, per il benessere dei nostri risparmi, che il loro andamento, una volta che li abbiamo investiti, non ci stesse troppo a cuore. Perché, se ci sta molto a cuore, finiamo per controllare troppo spesso come vanno”. E seguire con apprensione gli alti e i bassi dei risparmi e investimenti “innesca errori nella scelta dei momenti di entrata e uscita dai mercati”, e “ci spinge a tenere una percentuale bassa o nulla di azioni”. Ciò spiega anche “come mai prendiamo decisioni basate troppo su quello che succede sui tempi brevi, e che ci preoccupa. Finiamo così per fare peggio rispetto a uno stile di gestione che non controlla spesso il valore dei risparmi. Dovremmo comportarci come Ulisse e le sirene: magari controllarne l’andamento, ma dopo esserci legati le mani, in modo da non agire, soprattutto se non abbiamo imparato a difenderci dalle nostre emozioni, in particolare dal dolore delle perdite”.

Naturalmente l'esperto in psicologia cognitiva e finanza comportamentale si riferisce essenzialmente a un risparmiatore e investitore fai-da-te, non assistito da un professionista finanziario, ma le sue restano – anche nel corso del tempo – osservazioni molto interessanti e da tenere sempre bene in considerazione. Il ricorso a un consulente finanziario specializzato ha, tra i vari vantaggi, proprio quello di evitare rischi, errori, superficialità in cui si può facilmente imbattere chi affronta questi temi e queste attività (molto delicate) senza la necessaria preparazione e competenza. Ma, in ogni caso, il richiamo rappresentato da una 'comfort zone' che ci lascia (apparentemente) più tranquilli è una 'sirena' che spesso incanta tanti Ulisse di ogni epoca e situazione.

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