Pensioni: aspettative di nuovo in ribasso

Per quanto riguarda la propria pensione, le aspettative degli italiani sono (lievemente) in ribasso. La pensione media attesa scende a 1.180 euro, una prospettiva che apre la strada al bisogno di investire in strumenti finanziari integrativi. Stabili i fondi pensione (13% dei casi totali). In crescita dal 10 al 14% i possessori di polizze Ltc (Long term care), che tutelano quando il titolare per motivi di salute non è più autosufficiente. Il risparmio previdenziale cresce con l’età e tocca la massima urgenza (31% del risparmio previdenziale totale degli italiani) nella classe di età immediatamente precedente quella di messa a riposo. 

Sono i numeri, analisi e previsioni contenuti nell'Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2020, realizzata dal Centro Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo e dal Centro Einaudi, da cui sono stati ricavati anche i due Blogpost dedicati al risparmio del 3 e 7 dicembre. Le pensioni sono un fattore fondamentale del Welfare di una popolazione e un Paese, e quelle degli italiani (sull'argomento si possono vedere anche i Blogpost del 16 e 18 novembre) rischiano di garantire meno risorse rispetto al passato per chi esce dal mondo del lavoro. Il 52% degli italiani (rispetto al 50% nel 2019 e il 62% del 2018) si attende di ritirarsi in pensione tra i 66 e i 70 anni. Il 37% ritiene invece di ritirarsi prima, nella fascia tra i 60 e i 65 anni. È invece l’innalzamento dell’età pensionabile l’aspetto meno condiviso del sistema pensionistico (il 72% è contrario), mentre c'è una condivisione (nel 70% dei casi) del fatto che la pensione debba essere legata ai contributi versati. 

Per questo, la pensione media mensile attesa dalla popolazione scende da 1.320 euro nel 2019 a 1.180 euro nel 2020, e questo calo nelle aspettative future apre la strada al bisogno di investire in strumenti finanziari integrativi. Solo il 13% della popolazione, però, ha sottoscritto finora qualche forma di piano previdenziale integrativo, una quota analoga a quella del 2011 (12,6%), ma che va letta insieme al 20% che ha sottoscritto una polizza individuale sulla vita. Mettendo insieme le due cifre si arriva al 33%, in pratica un italiano su tre. Mentre il 67% della popolazione non ha altre forme di previdenza o copertura oltre alla pensione pubblica.

Per la generazione dell’euro, introdotto nel 2002 – ovvero il gruppo di italiani che, dal compimento del 18esimo anno, ha utilizzato solo gli euro nelle transazioni economiche e finanziarie (in pratica, quelli nati dal 1984) – il valore è solo leggermente più alto (14%), mentre raggiunge il suo apice nella fase di consolidamento dell’attività lavorativa, tra i 45 e i 54 anni. Le forme di investimento o di assicurazione previdenziale sono soprattutto diffuse tra gli italiani della classe di reddito più alta. Sono in aumento i sottoscrittori di polizze Long term care (Ltc), che proteggono dall’invalidità nella vecchiaia: la diffusione media è passata dal 10% sul totale della popolazione nel 2018 al 14% quest'anno, con punte del 20% nella classe di età compresa tra i 35 e i 44 anni. Chi non ha sottoscritto un fondo pensione in un terzo dei casi ha dichiarato di non avere una liquidità sufficiente.

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