Crescita, la ricetta di (super) Mario Draghi: sguardo lungo e basta aiuti a pioggia

Guardando al futuro, sono molte le ipotesi, le proposte, le ricette per uscire dalla crisi provocata dalla pandemia e per creare nuova crescita. Tra queste, in questi giorni l'ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha presentato, come co-presidente con il grande economista indiano-americano Raghuram Rajan, un rapporto del gruppo di grandi personalità internazionali che va sotto il nome di G30. 

Il Report si concentra sul futuro delle imprese dopo gli shock e l’accumulo di debito e sussidi che le hanno sostenute in questi ultimi mesi. “Perché non stiamo vedendo molte insolvenze di imprese nel mondo?”, fa notare Draghi: “in realtà, almeno in Europa, ne vediamo meno quest’anno che nel 2019”, come riporta il Corriere della Sera. La spiegazione dell’ex presidente della Bce è che il flusso di sussidi pubblici e credito garantito da parte dei governi “sta coprendo una realtà che è molto più preoccupante di quanto possiamo stimare per il momento”. Il rapporto del Gruppo dei Trenta indica le strade per gestire le conseguenze di questo fenomeno, a partire da norme di diritto fallimentare più snelle ed efficienti.

Offrire sempre nuovo credito a un’azienda non redditizia non la rimetterà in piedi, osserva Draghi: “ci sarà un aumento dei crediti deteriorati in tutto il sistema bancario in gran parte del mondo”, prevede. Di qui l’esigenza, che lui stesso sottolinea, di preparare strategie per permettere agli istituti di evitare una stretta al credito nei prossimi mesi e anni. È già successo durante o anche dopo la Grande recessione del 2007-2008 in molti Paesi avanzati e lo stesso fenomeno va prevenuto adesso.

“Anche in futuro le piccole e medie imprese continueranno a dipendere dal sistema bancario e anche per questo la salute degli istituti di credito è importante – avverte Draghi –. Tutti vogliamo banche che continuino a sostenere l’economia e il settore privato ma, se il loro capitale viene assorbito dai crediti deteriorati, quel sostegno mancherà”. E ancora: “a un certo momento qualcosa andrà fatto per il capitale delle banche. Che siano Bad bank che acquisiscano i crediti deteriorati, aumenti di capitale oppure altri interventi, sono sicuro che ci si dovrà occupare di questa questione”. 

Quindi il fulcro della sua ricetta è: sguardo lungo, e basta aiuti a pioggia. Servono misure e interventi mirati, per non disperdere e sprecare risorse importanti. “Quel che bisogna valutare è se un progetto è utile o no. Ciò che conta, e molto, è che il suo valore sociale sia dimostrabile». Lo è se per esempio aggiorna tecnologie obsolete, o se apre spazi produttivi in nuovi settori. 

Per (super) Mario Draghi, protagonista del salvataggio dell'euro – e dell'Unione Europea – nell'estate del 2012, adesso e nei prossimi anni “è in gioco il futuro dei Paesi. La mia visione è che la sostenibilità del debito pubblico in un certo Paese sarà giudicata sulla base della crescita e quindi anche di come verranno spese le risorse di Next Generation EU. Se saranno sprecate, il debito alla fine diventerà insostenibile perché i progetti finanziati non produrranno crescita. Se invece i tassi di rendimento dei progetti fossero elevati e tali da giustificare l’investimento pubblico, allora la crescita arriverebbe e diventerebbe il fattore decisivo per la sostenibilità del debito”.

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