È giusto bannare Trump? È giusto bannare? Quando? Perché? Servono regole precise

Dopo l'irruzione dei sostenitori di Donald Trump nel Congresso Usa di Washington, il 6 gennaio, e dopo centinaia di messaggi a dir poco discutibili dello stesso Trump sui Social network, tre dei principali, Facebook, Instagram e Twitter, hanno deciso di 'oscurarlo', bloccarlo, o, come si dice nel mondo dell'online, bannarlo. 

I colossi Social usati da Trump per dire di tutto e il contrario di tutto –, dopo l'ennesimo messaggio discutibile, dell'altro giorno, hanno deciso di zittirlo online a tempo indeterminato, o per sempre. Anche Twitch, Snapchat e YouTube hanno limitato in vario modo le sue esternazioni. È giusto bannare Trump? O, in nome del diritto di espressione, e di manifestare le proprie idee, (anche) il presidente Usa – che, vista la sua carica e il suo ruolo, dovrebbe essere più prudente e misurato di tutti – dovrebbe poter continuare a esprimersi liberamente, anche molto liberamente?

Naturalmente, il caso del Donald più famoso – e arrogante – del mondo non è certo il primo della serie, a risultare bloccato dai Social, molti e molti altri ce ne sono stati prima di lui, ma è l'importanza del personaggio, e la delicatezza della situazione, a portare la questione alla ribalta, mondiale. E quindi ora la naturale conseguenza di tutto ciò è porsi il problema in ambito generale, vale a dire, è giusto bannare qualcuno (a meno che non abbia compiuto qualche reato, e quindi su sentenza di un tribunale)? Quando sarebbe opportuno farlo? E perché?

Non solo. L'altro giorno anche il quotidiano Libero è stato censurato da Twitter per qualche ora. “Il motivo? Non si sa. Glielo abbiamo chiesto ma hanno preferito riattivarci il profilo”, ha rimarcato il direttore responsabile del giornale, Pietro Senaldi. Per quanto è successo, si parla di azione “intimidatoria” del Social americano. Twitter aveva già colpito tempo fa il fondatore di Libero, Vittorio Feltri, a causa di un suo tweet sessista contro l'attivista 'verde' Greta Thunberg. A questo punto, appare sempre più evidente, necessario, e urgente, mettere a tutto ciò delle regole chiare e precise. Altrimenti nel grande, globale e molto influente mondo dei Social network non si sa o non si capisce bene chi decide chi può parlare e chi no, cosa si può dire e cosa non si può dire. 

 

C'è chi pone la questione in termini di libertà di espressione, suggerendo cautela ogni volta che si prende qualche decisione che lede questo diritto. “Diminuire la libertà di espressione è un danno per tutti”, sottolinea IlSole24Ore: “chi gioisce perché l'avversario viene zittito in una fase storica, può trovarsi a subire lo stesso trattamento in una fase successiva. Ma nessuno può sostenere che la libertà di espressione sia un diritto assoluto. A sua volta, le regole devono essere bilanciate in modo che siano salvaguardati altri diritti, dalla Privacy alla sicurezza e all'ordine pubblico. I giuristi e i filosofi sanno come affrontare questi delicati problemi. Del resto, sempre in base a un principio, è anche chiaro che Marc Zuckerberg può prendere decisioni sulla piattaforma di sua proprietà”. 

Casomai si può osservare che per quattro lunghi anni Zuckerberg si è invece rifiutato di porre limiti alla libertà di espressione di Trump, nonostante i suoi dipendenti gli chiedessero di intervenire e nonostante i suoi inserzionisti gli chiedessero di ridurre la bassezza etica e il cattivo gusto che si andava diffondendo sul Social network. “Il principio secondo il quale il proprietario di un Social network che ha una chiara funzione pubblica può fare quello che vuole dovrebbe essere equilibrato da altri principi”, fa notare anche l'innovatore, imprenditore Hi-tech e videoblogger Marco Montemagno, sul suo canale YouTube. Che ribadisce: “i vertici dei Social network non possono decidere a loro discrezione chi lasciare online e chi far sparire, è una questione molto delicata e importante, e i Social sono sì piattaforme private, ma svolgono ormai un servizio pubblico. E il loro servizio pubblico non può essere interrotto o bloccato a loro discrezione o piacimento. Serve controllo, serve responsabilità di ciò che si fa, ma da parte di tutte le parti coinvolte, servono quindi regole chiare e precise”.

In più, sempre IlSole24Ore fa notare: “il progressivo interventismo di Twitter è andato di pari passo con il successo emergente di Parler, un sistema analogo che si presenta come paladino della libertà di espressione e che per questo è stato adottato dai gruppi antisemiti, cospirazionisti, repubblicani, trumpisti e di estrema destra, trovando anche pubblicità di aziende che si trovano in sintonia con queste posizioni”. Nel frattempo Apple, e poi anche Google, hanno escluso Parler dai rispettivi negozi di applicazioni per smartphone. E quindi: “tutto questo ha una conseguenza fondamentale. Se mai si era potuto sostenere che queste piattaforme non erano altro che software a disposizione degli utenti e che le responsabilità di come gli utenti si comportavano non era del software, oggi tutto questo è meno credibile. Il modo in cui queste piattaforme sono progettate e manutenute influenza il comportamento degli utenti. E viceversa. Era inevitabile arrivare a questa consapevolezza”. Molto, nel mondo del Digitale e dell'online, resta da definire in modo preciso, resta da definire una Governance chiara, ufficiale, normata, e applicata in modo uniforme.

Dove puoi trovarmi

Qui troverai tutte le informazioni per contattarmi e ricevere una consulenza.

Contatti

Adriano Loponte

Piazza Erculea 15
20122 - Milano
Seguimi

Per una prima consulenza, scrivimi!