Le crisi rendono l’educazione finanziaria ancora più urgente perché mettono in evidenza i costi dell’ignoranza finanziaria

C'è un'enorme quantità di denaro, circa 1.760 miliardi di euro, depositata nei conti correnti degli italiani. Un'enorme quantità di denaro che resta ferma, inutilizzata, improduttiva. Che non crea valore, e non dà valore, non rende, per chi la possiede. È uno spreco di potenziali risorse per l'intero Paese, e la pandemia in corso ormai da un anno sta facendo aumentare questa situazione: la giacenza totale ferma sui conti correnti continua a crescere. Solo nell'ultimo anno è aumentata di altri 126 miliardi.

È l'effetto dell'incertezza dello scenario generale, dell'economia che rallenta, del disorientamento verso il futuro, ma, soprattutto, della scarsa e insufficiente conoscenza degli strumenti finanziari e del risparmio gestito. In sostanza: questo risultato dipende anche, e molto, dalla inadeguata educazione finanziaria dei risparmiatori e investitori italiani. Perché l'incertezza di scenario e verso il futuro può spiegare ma non giustificare questo spreco di risorse lasciate ferme in banca, il timore di impiegare il denaro in maniera profittevole evidenzia la scarsa conoscenza finanziaria e spesso la mancanza di un'assistenza professionale adeguata. 

A maggior ragione in una situazione economica difficile come quella che stiamo attraversando a causa del Covid 19, c'è bisogno che il denaro del risparmio venga attivato, utilizzato, venga reso produttivo e capace di generare valore, anziché essere nascosto sotto al materasso. Mentre i capitali lasciati sui conti correnti hanno ormai interessi pressoché inesistenti, le opportunità di farli rendere ci sono e sono diverse, basta conoscerle e sfruttarle in maniera adeguata. Ecco perché, ancora una volta, e in maniera ancora più urgente rispetto al passato, torna in primo piano l'importanza dell'educazione finanziaria: perché chi conosce gli strumenti finanziari li utilizza, crea valore e ottiene valore, mentre chi non conosce risorse e opportunità non fa nulla per timore di sbagliare.

 

Sull'importanza dell'educazione finanziaria è tornata in questi giorni anche l'Ocse (l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), che rimarca: “la pandemia ha ampliato le disuguaglianze economiche tra i cittadini, e l’educazione finanziaria è lo strumento per correggere queste distorsioni e tutelare soprattutto i gruppi sociali più vulnerabili”. L'Ocse definisce l’alfabetizzazione finanziaria come “l’insieme di consapevolezza, conoscenze, competenze, atteggiamenti e comportamenti in materia finanziaria, necessari alla realizzazione di decisioni finanziarie valide al raggiungimento del benessere finanziario individuale”. Per questo ha diffuso le proprie raccomandazioni ai Paesi aderenti e non, per implementare una strategia nazionale di alfabetizzazione finanziaria dei cittadini, allo scopo di fornire le linee guida e conoscenze necessarie. 

In Italia, la struttura incaricata di sviluppare queste strategie è il Comitato nazionale per l’Educazione finanziaria, diretto da Annamaria Lusardi, che in un intervento su MF - Milano Finanza, sottolinea: “c’è un’analogia tra le malattie e l’ignoranza finanziaria: entrambe ci impediscono di vivere serenamente, si abbattono sui gruppi più deboli, hanno alti costi, per noi e per la società. Durante il Mese dell’educazione finanziaria, a ottobre, abbiamo visto iniziative che hanno la potenzialità di trasformare la conoscenza finanziaria nel nostro Paese”.

La direttrice del Comitato nazionale rileva ancora: “le crisi hanno dato un grande impulso all’educazione finanziaria, rendono l’educazione finanziaria più urgente perché mettono in evidenza i costi dell’ignoranza finanziaria”. E lasciare fermi e improduttivi sui conti bancari 1.760 miliardi di euro per l'intero Paese è un costo enorme e che non ci possiamo permettere, per noi, e per le prossime generazioni, per il presente e il futuro di tutti.

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