Per clima ed energia servono strategie precise, come per mercati e investimenti

Guardando ai fatti e alle notizie di questi giorni, in tema di tutela del clima e dell'ambiente, Sviluppo sostenibile e scenari mondiali dell'energia – tra l'attacco con droni alla grande raffineria in Arabia Saudita, l'intervento all'Onu dell'ambientalista sedicenne e arrabbiata Greta Thunberg, e gli ultimi impegni pro-ambiente annunciati da molti Paesi del mondo –, vengono in mente alcune considerazioni.

La prima; in fondo, investimenti sui mercati finanziari e obiettivi per il clima e lo sviluppo energetico hanno qualcosa in comune: il bisogno essenziale di una strategia precisa ed efficace. Occorre indicare e poi seguire una strada ben definita e condivisa, altrimenti navigando a vista e ognuno per conto proprio non si va da nessuna parte. 

Le aziende e i consumatori, i manager e i cittadini, possono anche impegnarsi a essere più virtuosi in fatto di consumi energetici, lotta all'inquinamento e al riscaldamento climatico, ma le linee da seguire sono innanzitutto decisioni della politica e delle istituzioni.

Poi ovviamente contano anche le scelte e i valori aziendali e individuali: come quelli del progetto Pacta (che sta per 'Paris agreement capital transition assessment'), in cui 17 banche internazionali valutano l'allineamento dei propri portafogli di prestiti ad aziende e multinazionali con gli obiettivi del Trattato di Parigi per la tutela del clima e dell'ambiente.

Seconda considerazione: sembra che il mondo di oggi abbia bisogno di Leader prima ancora o più ancora di valori, idee e progetti da promuovere e realizzare. Lo sapevamo già tutti, fin dalle scuole elementari, che i Paesi più sviluppati e industrializzati, e anche quelli meno attenti all'ambiente, devono darsi delle regole più virtuose, e poi rispettarle, altrimenti il Pianeta diventa una discarica. 

Ma sembra che ci sia voluta l'invettiva della sedicenne Greta davanti all'assemblea delle Nazioni Unite a New York per ricordarcelo e ricordarglielo. Il breve e rabbioso discorso della giovane attivista svedese è stato poi seguito da una raffica di impegni e promesse, da parte di tutti o quasi, compreso l'obiettivo per 65 Paesi più l'Unione Europea, 102 città e un centinaio di imprese nel mondo, di arrivare a emissioni zero di anidride carbonica entro il 2050. Tanto mancano trent'anni, numeri, risultati, e soprattutto esponenti in campo, fanno in tempo a cambiare tante volte. 

Terza osservazione: nell'arena che vede sfidarsi gas e petrolio, rinnovabili e mobilità elettrica, carbone e biomasse, sono in gioco enormi interessi economici contrapposti,giganteschi investimenti, e altrettanto importanti equilibri, o squilibri, mondiali. 

C'è da scrutare bene tutto ciò che succede, perché questi scenari hanno immediati e spesso forti contraccolpi su Borse e mercati finanziari. In fondo, anche Sviluppo sostenibile e Green economy smuovono, e possono generare, valanghe di investimenti e profitti. Con qualche vantaggio in più per tutti, e anche per Greta, rispetto alle energie da combustibili fossili.

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