Il Monte dei Paschi di Siena (Mps) è la banca più antica del mondo, fondata nel 1472, come l’Istituto bancario non manca di sottolineare anche nel suo logo. Ma i fasti del passato sono un lontano ricordo, da decenni ormai Mps è un serbatoio di benessere più secondo logiche rinascimentali che di libero mercato.
E ora la banca – salvata dal Crack anni fa statalizzandola, il Tesoro ne detiene il 64,23% delle quote azionarie – è al centro di un nuovo ciclone, tra conti che non tornano e risultati da rianimare con i soldi pubblici.
Le quotazioni della banca senese restano sotto i riflettori in vista dell'assemblea che il prossimo 15 settembre dovrà approvare l'aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro. “Cifra monstre che si confronta con una capitalizzazione di Borsa attualmente pari a 374 milioni, numeri che rendono più complicata l'operazione”, come sottolineano IlSole24Ore, Wall Street Italia, Milano Finanza, “dato che impediranno l'emissione di nuove azioni a sconto rilevante rispetto ai valori al netto del diritto di opzione”.
Mps rischia di diventare una zavorra sempre più insostenibile per tutti e, alla vigilia delle elezioni nazionali, con tutte le connessioni politiche esistenti, il suo peso rischia di aumentare.
Per ricapitolare quanto è avvenuto negli ultimi mesi: a luglio scorso, Lovaglio aveva dichiarato che, viste le buone condizioni patrimoniali della banca, l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro da lanciare a novembre sarebbe stato inscindibile e a condizioni di mercato. Essendo una banca ‘pubblica’ per oltre il 64% del totale, il MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) dovrà rispondere dell’aumento di capitale per circa 1,6 miliardi. Per gli altri 900 milioni, necessari a raggiungere la quota dei 2,5 miliardi previsti, si sarebbe andati sul mercato a raccogliere quanto necessario.
Ma nel documento di convocazione della prossima assemblea a metà settembre, si evince in maniera molto netta che l’aumento di capitale è scindibile e cioè che la raccolta potrebbe fermarsi a 1,6 miliardi garantiti dal Tesoro, lasciando, in balia delle onde di mercato, i 900 milioni che mancano.
Cosa è successo tra le dichiarazioni di luglio dell’a. d. Lovaglio e oggi? “Tutto ruota attorno a un documento dei revisori dei conti che, prima di un eventuale aumento di capitale, sono chiamati a verificare lo stato patrimoniale della banca”, sottolinea Wall Street Italia: “ebbene, a fronte di perdite pregresse, il collegio dei revisori dei conti propone di abbattere il patrimonio della banca da 9 miliardi e 200 milioni circa a 4 miliardi. Insomma, il patrimonio della banca di Rocca Salimbeni sarebbe praticamente dimezzato in barba a tutti i numeri positivi rilanciati proprio nelle dichiarazioni di luglio”.
È chiaro che il mercato, che sta penalizzando fortemente il titolo, non crede in una facile soluzione della vicenda. Il rischio, che in queste condizioni potrebbe diventare una certezza, è che i 900 milioni vadano inoptati, cioè che restino sul mercato senza essere acquistati. Questo imporrebbe, o potrebbe farlo, una soluzione interna al mercato bancario stesso.
Come già fatto qualche anno fa, si chiederebbe agli Istituti del nostro Paese di “contribuire” per la quota che verrebbe a mancare. Così, il Pozzo di San Patrizio in cui MPS si sta trasformando, assorbirebbe altri soldi pubblici (il miliardo e 600 milioni del MEF) e metterebbe ulteriormente sotto pressione il sistema bancario italiano.
Cosa potrebbe chiedere la BCE in una situazione che si fa sempre più complessa?L’ipotesi peggiore è legata al cosiddetto Burden sharing, che imporrebbe la partecipazione alle perdite da parte dei privati, soprattutto dei sottoscrittori di obbligazioni subordinate. Vedremo cosa succederà.
