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Rappresentazione visiva dell'articolo: ChatGpt, l’AI che fa concorrenza a Google

ChatGpt, l’AI che fa concorrenza a Google

Adriano Loponte

30 gennaio 2023

OpenAi, fondazione che si occupa di intelligenza artificiale, creata nel 2015 da investitori della Silicon Valley tra cui anche Elon Musk, ha reso disponibile un nuovo modello di chatbot. Si chiama ChatGpt ed è capace di comprendere il linguaggio umano e intrattenere conversazioni anche molto complesse. 

In una settimana, è stata provata da oltre un milione di utenti visitando il sito chat.openai.com. ChatGpt si basa su campioni di testi presi da internet (libri, articoli di giornale e pagine web) per velocizzare l'ottenimento di risposte sui temi più disparati. Una preoccupazione per giganti come Google, qualora un’iniziativa del genere si trasformi un giorno in un’App completa, che renderebbe la ricerca web obsoleta. 

ChatGpt non è però priva di errori. Stack Overflow, tra i siti più usati dai programmatori, ha messo al bando il progetto, considerando fuorvianti le risposte generate da chi cerca soluzioni per la scrittura di codice. “Il problema principale è che le indicazioni prodotte da ChatGpt hanno un alto tasso di errori, anche se in genere sembrano buone”, rimarca Stack Overflow in un post. Secondo OpenAi, il progetto “può occasionalmente generare informazioni errate e produrre istruzioni dannose o contenuti distorti. Inoltre, ha una conoscenza limitata di quello che è successo dopo il 2021”. 

 

Per provare ChatGpt è sufficiente registrare un account sul sito di OpenAi oppure effettuare l’accesso con un profilo Google o Microsoft. Proprio due dei colossi che negli anni hanno testato l’intelligenza artificiale in applicazioni aperte, con poca fortuna. Il bot Microsoft Tay è stato ritirato nel 2016 per una serie di frasi razziste autoprodotte su Twitter, mentre Google Lamda è stata al centro di recenti polemiche, con annesso licenziamento di un ingegnere, per essere diventata “troppo” senziente rispetto al programma iniziale.

Si moltiplicano articoli e contenuti, post e storie sui vari Social, con cui mettiamo alla prova il modello della società californiana co-fondata da Elon Musk e ora arricchita da 10 miliardi di dollari da Microsoft. ChatGPT, pur con tutti i suoi limiti, è un buon incubatore di Brainstorming. Per pura curiosità può valere la pena andare a vedere cosa il chatbot abbia da suggerirci su qualsiasi spunto. Non solo per questioni di lavoro o professionali ma anche come meri e semplici spunti per le nostre attività. Insomma, usarlo per certi versi in modo analogo – ma infinitamente più efficiente – a come facciamo con gli assistenti virtuali. 

Una strada per metterlo alla prova in maniera più profonda, e farselo tornare utile, potrebbe essere quello di fargli fare cose al posto nostro: trasformarlo in un foglio di calcolo Excel, fargli realizzare un itinerario di viaggio in un paese particolarmente complesso e sconosciuto (da usare almeno come punto di partenza), preparare un’intervista o fargli fare lavori pesanti e soprattutto noiosi come liste, elenchi, rassegne, selezioni, calcoli e, perché no, un po’ di programmazione.

Un altro modo è sfruttare ChatGPT per imparare qualcosa di nuovo. Utilizzarlo cioè come una versione evoluta, dialogica e veloce di ciò che troveremmo online ma spendendo più fatica e tempo: se un hobby o un’attività ci appassionano, possiamo chiedere al chatbot di instradarci. Se abbiamo lacune su un argomento, possiamo chiedergli un riassunto.

 

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