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Rappresentazione visiva dell'articolo: Fed e Bce alzano i tassi mentre l’inflazione rallenta ma resta alta

Fed e Bce alzano i tassi mentre l’inflazione rallenta ma resta alta

Adriano Loponte

09 febbraio 2023

Ci sono state innanzitutto tre notizie, che riguardano il settore finanziario, da rimarcare e ricordare in questi giorni: la Federal Reserve americana e, il giorno dopo (giovedì scorso), la Banca Centrale Europea hanno alzato nuovamente i tassi di interesse rispettivamente su dollaro ed euro, mentre l’inflazione – in parte anche per effetto di queste politiche monetarie da parte delle banche centrali – sta rallentando la sua corsa.

Per un'inversione di tendenza, cioè per vedere una riduzione dei tassi sul costo del denaro, bisognerà invece attendere il 2024, quando le misure adottate in questo biennio avranno sprigionato per intero i loro effetti e l'inflazione si sarà abbassata verso il 2%, la soglia che rappresenta la stella polare sia della Fed sia della Bce. 

La Fed con l’inizio di febbraio ha alzato i tassi di interesse dello 0,25%: il costo del denaro per il dollaro americano sale così in una forchetta tra il 4,5% e il 4,75%, salendo ai massimi dal settembre 2007. L’inflazione negli States ha rallentato la sua corsa “ma resta alta e per questo i nuovi rialzi dei tassi sono appropriati”, sottolinea la Federal Reserve, che punta a centrare gli obiettivi della massima occupazione e di un’inflazione al 2% (è stata invece del +6,5% a dicembre scorso).

Da marzo 2022, cioè in meno di un anno, la Fed ha aumentato i tassi di interesse otto volte, inclusi quattro aumenti consecutivi di 0,75 punti percentuali, aumentando gli oneri finanziari nella speranza di frenare la domanda. L'obiettivo è abbassare l'inflazione, che lo scorso anno è salita al ritmo più alto degli ultimi decenni, raggiungendo il picco. L'aumento di 0,25 punti percentuali segna un passo indietro rispetto all'aumento di mezzo punto di dicembre e agli incrementi dello 0,75% precedenti.

Per le prossime riunioni della banca centrale Usa sono attesi almeno altri 2 aumenti da 25 punti base, portando i tassi al 5-5,25%, considerato il livello terminale per il processo d’incremento del costo del denaro. La Fed sta infatti valutando un altro paio di rialzi per raggiungere un livello di politica monetaria appropriatamente restrittiva: “nel determinare l’estensione dei futuri rialzi terremo conto degli sviluppi economici e finanziari”, rileva il presidente della Fed, Jerome Powell.

 

La mossa monetaria della banca centrale americana il giorno dopo è stata subito seguita in Europa dalla Bce, che ha alzato i tassi sull’euro dello 0,50%, portando quello principale al 3%, e ha quindi annunciato che nel meeting di marzo procederà a un aumento della stessa entità. 

“Alla luce delle spinte inflazionistiche di fondo”, il Consiglio direttivo della Bce intende innalzare i tassi di interesse di altri 50 punti base nella prossima riunione di politica monetaria a marzo, per poi “valutare la successiva evoluzione della sua politica monetaria”, spiegano gli economisti dell’Eurotower di Francoforte.

“Per la prima volta sembra che anche la Banca Centrale Europea, come quella americana il giorno prima, abbia ammesso che l’aumento dei prezzi sia in parte sotto controllo, o quantomeno meno a rischio di una spirale al rialzo, generando speculazioni su una politica monetaria relativamente più accomodante”, ha evidenziato Giorgio Broggi, quantitative analyst di Moneyfarm. Per Dave Chappell, gestore mercato obbligazionario di Columbia Threadneedle Investments, “sebbene la presidente della Bce, Christine Lagarde, abbia sottolineato che ci sarà ancora molto da fare, la Banca Centrale potrebbe trovarsi da sola nel continuare a perseguire una politica monetaria in territorio restrittivo. La fine sembra essere prossima e i mercati lo hanno percepito”.

L'attività economica dell'Eurozona “ha frenato marcatamente da metà 2022 e ci aspettiamo che resterà debole nel breve termine”, ha sottolineato la presidente della Bce: “le pressioni sui prezzi rimangono forti, in parte perché gli alti costi dell'energia si stanno diffondendo in tutta l'economia. L'inflazione al netto dell'energia e dei generi alimentari è rimasta al 5,2% a gennaio, con l'inflazione dei beni industriali non energetici salita al 6,9% e quella dei servizi scesa al 4,2%”.

 

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