Oltre 6,3 miliardi di dollari spariti in una ventina di minuti dalla più grande piattaforma di criptovalute al mondo. I clienti, assicura la società, non perderanno nulla. Resta però una domanda scomoda per chi considera le cripto un riparo.Una ventina di minuti. Tanto è durata la parte principale del furto che giovedì 29 ottobre ha portato via da Binance circa 6,3 miliardi di dollari, spostati su dieci blockchain diverse. Il colpo a Bybit del febbraio 2025, che sembrava già enorme, si era fermato a 1,5 miliardi.La vittima, stavolta, ha 335 milioni di utenti registrati e, secondo il suo ultimo rapporto annuale, circa 162,8 miliardi di dollari in custodia. Binance ha sospeso prelievi e depositi, ha fatto sapere che i fondi dei clienti erano al sicuro e ha accantonato circa 6,34 miliardi di risorse proprie per coprire le perdite. Una mossa obbligata: un intermediario può assorbire un buco contabile, molto meno un cliente che comincia a dubitare.I mercati si sono innervositi senza farsi prendere dal panico. Bitcoin ha perso oltre il 4% prima di recuperare una parte del terreno, Ethereum ha fatto più o meno lo stesso, BNB, il token di casa Binance, è andato peggio. Può darsi che il settore sia diventato più maturo. Può anche darsi che gli investitori abbiano semplicemente attribuito il problema a una piattaforma, senza metterne in dubbio la tecnologia.Sui responsabili la società resta cauta e dice di lavorare con le forze dell'ordine. Gli specialisti si sono esposti di più. TRM Labs attribuisce l'attacco, con alta fiducia, a TraderTraitor, unità d'élite degli hacker nordcoreani, la stessa che l'FBI ha indicato per il caso Bybit. Anche Jonathan Levin, cofondatore e amministratore delegato di Chainalysis, la ritiene la pista probabile.Pyongyang respinge abitualmente accuse di questo tipo. Ari Redbord, responsabile delle politiche di TRM, la vede così: quando la Corea del Nord ruba su questa scala, il denaro finisce negli armamenti, e la faccenda smette di riguardare soltanto il mondo cripto. Se l'attribuzione sarà confermata, avremo un'azienda privata finita in mezzo a una partita tra Stati, con le sanzioni sullo sfondo.L'aspetto più istruttivo è forse il meno spettacolare. Secondo il co-amministratore delegato Richard Teng, tutto potrebbe essere partito dal laptop compromesso di un ingegnere DevOps. Da lì l'attaccante avrebbe raggiunto un ambiente interno e inviato richieste di prelievo non autorizzate. Binance sostiene di non aver trovato prove di una fuga di chiavi private, e l'indagine non è chiusa.Se la ricostruzione reggerà, nessuno ha violato la crittografia. È saltato qualcosa di molto più ordinario: un computer, una persona, una procedura che si fidava troppo degli automatismi. Kok Tin Gan, della società di cybersicurezza NyxLab, ha posto la domanda più ovvia: perché non c'erano controlli di approvazione più robusti? Spesso confondiamo la solidità della blockchain con quella di chi ci costruisce sopra un servizio, ma sono due cose diverse.Binance ha poi comunicato di aver recuperato o coperto circa il 90% degli asset sottratti. Le principali criptovalute sarebbero coperte per intero, mentre per i token meno liquidi servirà più tempo. Una parte dei fondi è stata bloccata con l'aiuto di Tether e Circle, gli emittenti delle due principali stablecoin: quasi 1,57 miliardi il primo, oltre 800 milioni il secondo. Curiosa ironia, per un mondo nato per fare a meno degli intermediari.E qui vengo a ciò che mi colpisce di più. Da anni sentiamo raccontare il bitcoin come oro digitale, come il posto dove ripararsi quando tutto il resto traballa. Eppure è difficile immaginare le criptovalute come un bene rifugio quando la sicurezza del loro deposito è la prima cosa che viene sempre più spesso messa in discussione.Di un rifugio vero si discute il prezzo, quasi mai il posto in cui è custodito. Con le cripto succede il contrario: ogni pochi mesi qualcuno scopre che il caveau aveva una porta di servizio. L'alternativa della custodia personale risolve solo in parte il problema, perché sposta il rischio sulle spalle dell'investitore, che può perdere le chiavi o cadere in una truffa.È probabile che ora arrivi più pressione delle autorità sulle piattaforme centralizzate. Ad Abu Dhabi, che ha rilasciato a Binance la licenza principale, il regolatore segue già il caso da vicino. Nel frattempo, a chi compra bitcoin per proteggersi conviene farsi una domanda prima ancora di guardare il grafico: dove li tengo, e chi risponde se spariscono?
