All’Auditorium Torre Allianz, durante un incontro organizzato da Allianz Bank Private, l’ex ministra del Lavoro dialoga con Fabio Tavelli sulle grandi sfide dell’Italia: educazione finanziaria, lavoro, pensioni, debito pubblico e declino demografico. Un’analisi che mette al centro la responsabilità delle scelte individuali e collettive.Come si costruisce il proprio futuro in un mondo nel quale le certezze diminuiscono, le carriere professionali cambiano rapidamente e vivere fino a cent’anni potrebbe diventare sempre più comune? E soprattutto, quali strumenti devono possedere i giovani per affrontare decisioni economiche che condizioneranno il resto della loro esistenza?Sono alcuni degli interrogativi affrontati martedì 27 ottobre, presso l’Auditorium Torre Allianz, durante Cocktail 23, l’incontro dal titolo “Quello che i giovani devono sapere per progettare il loro futuro (e non solo)”, organizzato da Allianz Bank Private e DNCA Investments. Protagonista della serata Elsa Fornero, professoressa onoraria di Economia all’Università di Torino ed ex ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali nel Governo Monti, che ha dialogato con il giornalista Fabio Tavelli. All’evento era prevista anche la partecipazione di Silvia Ranauro, Head of Investment Advisory di DNCA Investments.Una conversazione che, partendo dall’educazione finanziaria, ha progressivamente allargato lo sguardo alle grandi contraddizioni dell’economia italiana, mettendo in evidenza un problema che rischia di condizionare profondamente il nostro futuro: abbiamo sempre meno giovani e, paradossalmente, non riusciamo neppure a trattenere quelli che abbiamo.Per Fornero tutto comincia da una parola apparentemente semplice: scegliere. Ogni decisione economica comporta una rinuncia, quello che gli economisti definiscono costo-opportunità. Un concetto che dovrebbe essere insegnato fin dall’infanzia, perché riguarda qualsiasi momento della vita. Il bambino che decide se studiare oppure giocare sta già effettuando una scelta economica, distribuendo una risorsa limitata: il proprio tempo.Anche la paghetta rappresenta un primo esercizio di educazione finanziaria. Spenderla immediatamente oppure conservarne una parte per un’esigenza futura significa imparare a programmare, risparmiare e rinunciare a un beneficio immediato per ottenerne uno successivo. Da qui si arriva progressivamente alla comprensione del rendimento, dell’inflazione e dell’interesse composto, uno dei meccanismi fondamentali nella costruzione di un patrimonio nel lungo periodo.Il riferimento culturale è Franco Modigliani, premio Nobel per l’Economia nel 1985, e la sua teoria del ciclo vitale del risparmio. Le scelte finanziarie non possono essere considerate isolatamente, ma devono accompagnare l’intera esistenza, dagli anni della formazione al pensionamento. Una visione particolarmente attuale in una società nella quale l’allungamento della vita impone di programmare risorse sufficienti per periodi di pensionamento potenzialmente molto lunghi.Ma Fornero invita a non confondere l’educazione finanziaria con la semplice conoscenza degli strumenti di investimento. Comprendere che un rendimento nominale del 5%, in presenza di un’inflazione del 5%, non produce sostanzialmente alcun incremento del potere d’acquisto è certamente importante. Tuttavia, l’educazione economica deve andare oltre il patrimonio personale, perché non tutti dispongono di risparmi da investire. Molte famiglie devono innanzitutto affrontare il problema di arrivare alla fine del mese.È quindi necessario comprendere anche il funzionamento dell’economia pubblica. Scuole, ospedali, infrastrutture e servizi collettivi non sono gratuiti: vengono finanziati attraverso la fiscalità generale. Pretendere servizi efficienti e contemporaneamente rifiutare qualsiasi forma di contribuzione rappresenta una contraddizione che, secondo l’economista, deriva anche da una insufficiente educazione civica.Il ragionamento conduce inevitabilmente al debito pubblico italiano. La politica, osserva Fornero, tende frequentemente a presentare nuove spese come se non comportassero costi. Si invoca maggiore flessibilità nei bilanci, si promettono interventi e agevolazioni, ma raramente si spiegano le coperture. Eppure il principio economico rimane elementare: se uno Stato spende più di quanto incassa, deve finanziare la differenza attraverso nuovo debito.Una scelta che può avere conseguenze rilevanti anche sui mercati finanziari. L’Italia convive con uno dei rapporti tra debito pubblico e prodotto interno lordo più elevati d’Europa. In alcune fasi l’attenzione degli investitori può concentrarsi sulle difficoltà di altri Paesi, come la Francia, ma la fiducia non è una condizione acquisita definitivamente. Un improvviso peggioramento delle aspettative potrebbe provocare un aumento dello spread, facendo crescere gli interessi richiesti per finanziare il debito e riducendo le risorse disponibili per investimenti e servizi.Il ricordo della crisi del 2011 rimane un monito. La sostenibilità finanziaria di un Paese dipende certamente dai suoi fondamentali economici, ma anche dalla credibilità delle politiche adottate. Ecco perché, secondo Fornero, occorre diffidare delle soluzioni apparentemente semplici a problemi complessi.La questione riguarda direttamente anche le pensioni. Anticipare l’età del pensionamento può rispondere a esigenze sociali legittime, ma comporta inevitabilmente un costo. Le risorse utilizzate per finanziare maggiore flessibilità previdenziale non possono essere contemporaneamente destinate ad altri interventi, come il potenziamento della scuola o il sostegno alle nuove generazioni. Non è soltanto una questione contabile: è una scelta di priorità tra bisogni presenti e opportunità future.Ed è proprio sul futuro dei giovani che l’intervista assume i toni più preoccupati. Fornero racconta di incontrare frequentemente italiani trasferitisi all’estero, da Londra a Parigi, da Madrid a Barcellona. Alla domanda sulle ragioni della partenza riceve spesso la stessa risposta: «L’Italia non offre opportunità».Non si tratta esclusivamente di retribuzioni. Uno stipendio più elevato deve sempre essere confrontato con il costo della vita del Paese nel quale viene percepito. La differenza principale, secondo l’economista, riguarda la prospettiva professionale. In molte realtà internazionali un giovane viene assunto attraverso un percorso che prevede obiettivi, avanzamenti di carriera e responsabilità crescenti. In Italia, troppo spesso, trova invece salari modesti, precarietà e una scarsa valorizzazione delle proprie competenze.È una condizione che produce conseguenze ben più ampie del semplice disagio lavorativo. Senza stabilità economica diventa difficile programmare l’acquisto di una casa, costruire una famiglia e decidere di avere figli. L’incertezza professionale si trasforma così in un problema demografico.L’Italia si trova davanti a un doppio squilibrio: da un lato l’allungamento della vita aumenta la popolazione anziana, dall’altro la diminuzione delle nascite restringe progressivamente la base delle nuove generazioni. Se a questo fenomeno aggiungiamo l’emigrazione di giovani qualificati, il rischio è quello di indebolire ulteriormente la capacità produttiva del Paese e la sostenibilità del sistema previdenziale.Per contrastare questa tendenza, Fornero richiama anche il problema della bassa partecipazione al mercato del lavoro, soprattutto femminile. Considerare il numero dei posti disponibili come una quantità fissa è un errore economico. L’obiettivo dovrebbe essere creare nuove opportunità attraverso investimenti, innovazione, maggiore produttività e una migliore organizzazione del sistema produttivo.In questo quadro emerge una delle caratteristiche strutturali dell’economia italiana: la prevalenza delle piccole e piccolissime imprese. Una realtà che ha prodotto storie imprenditoriali straordinarie, ma che spesso incontra difficoltà nel finanziare innovazione, formazione e percorsi di crescita professionale. La dimensione ridotta non rappresenta necessariamente un limite, ma può diventarlo quando impedisce di aumentare la produttività e, di conseguenza, le retribuzioni.Nella parte conclusiva del confronto, l’economista torna agli eccessi della finanza internazionale e alla crisi del 2008. Una crisi nata dagli squilibri del sistema finanziario americano e successivamente trasferitasi all’economia reale, con pesanti conseguenze su occupazione, crescita e conti pubblici. Per Fornero rappresenta anche il simbolo di un sistema economico che ha progressivamente smarrito il senso del limite, favorendo una crescente concentrazione dei redditi e soprattutto della ricchezza.Dall’intervista emerge quindi una riflessione che va oltre l’educazione finanziaria. La capacità di progettare il futuro dipende certamente dalle conoscenze e dalle decisioni individuali, ma anche dalla qualità delle scelte collettive. Non possiamo chiedere ai giovani di programmare responsabilmente la propria vita se il sistema economico e politico nel quale vivono continua a privilegiare il breve periodo.È probabilmente questo il messaggio più significativo della serata: l’Italia non ha soltanto un problema di debito pubblico, produttività o demografia. Ha soprattutto la necessità di ritrovare una visione di lungo periodo.Perché il debito finanziario, almeno teoricamente, può essere rifinanziato e gradualmente ridotto. Quello generazionale, fatto di opportunità perdute, competenze emigrate e giovani che rinunciano a costruire il proprio futuro nel Paese in cui sono nati, rischia invece di lasciare conseguenze molto più difficili da recuperare.
