Dall’ auditorium della Torre Allianz il monito agli investitori: la geopolitica non è più un evento, ma una variabile strutturale. L’Europa tra il rischio regolatorio e la sfida della potenza.Non è solo "rumore" di fondo, ma un cambio di regime. Il perimetro del dibattito si sposta rapidamente dalla cronaca alla storia. Sul palco il professor Giulio Tremonti e la dott.ssa Marta Dassù, moderati da Enzo Corsello, tracciano la rotta di un mondo che sta smantellando l’ordine "liberale" quel sistema di pesi e contrappesi che ha retto l’architettura globale dal 1989 a oggi per entrare in una fase di trasformazione accelerata. E la velocità, emerge chiaramente, è oggi il rischio principale: le decisioni politiche e le strategie d’investimento faticano a inseguire una realtà che corre più veloce delle categorie mentali del secolo scorso.Lo specchio del CinquecentoL’apertura di Giulio Tremonti non è un esercizio di erudizione, ma una lezione di metodo. Per comprendere il presente, l’ex Ministro delle Finanze ricorre a un parallelismo con il XVI secolo. Allora, il mondo fu sconvolto da quattro shock: la scoperta dell’America (lo spostamento dell’asse dal Mediterraneo all’Atlantico), l’invenzione della stampa (la fine del monopolio del sapere), le prime crisi del debito sovrano legate ai flussi di metalli preziosi e la minaccia ottomana a Est.Oggi, la grammatica è la stessa: la "scoperta" della Cina come superpotenza, la rivoluzione della Rete che polverizza l'intermediazione informativa, una finanza che ha divorato il PIL reale diventando ingovernabile e il ritorno della guerra ai confini dell'Europa. La globalizzazione, in questa lettura, non è più il "destino manifesto" dell'umanità, ma una parentesi storica tra due ere di dura competizione sistemica.Il paradosso dei mercati e il "fattore Trump"Nonostante questo scenario di rottura, nel 2025 i mercati non hanno ancora scontato il geopolitical risk con la violenza che ci si attendeva. Marta Dassù individua una spiegazione tripartita. Da un lato, il rischio è diventato strutturale: la guerra in Ucraina, dopo anni, è una variabile già presente nei modelli di pricing. Dall'altro, una gestione tattica dei dazi ha evitato lo shock sistemico immediato.Ma è sulla psicologia del potere che si gioca la partita più delicata. Se la Casa Bianca percepisce il mercato come un limite invalicabile, il "freno" viene azionato prima del punto di rottura. Tuttavia, avverte Dassù, si tratta di una "protezione implicita" estremamente fragile. Il nuovo paradigma è il neomercantilismo: lo Stato torna a intervenire pesantemente nell'economia, e il modello americano e quello cinese finiscono per somigliarsi. La strategia di Donald Trump viene riletta non come isolazionismo, ma come una power politics selettiva: controllo degli chokepoint (punti nevralgici), delle materie prime critiche e delle catene del valore. Una logica da fine Ottocento applicata all’era digitale.Il dilemma europeo: norme o potenza?Per l’Europa, il verdetto del forum milanese è ambivalente. Se da un lato la Difesa può rappresentare il volano per un nuovo nation building europeo – con la prospettiva di un’integrazione industriale e fiscale (Eurobond) – dall'altro il ritardo è evidente. La critica di Tremonti è puntuale: la risposta di Bruxelles è stata finora normativa e non strategica. "Molte norme, poca potenza".Mentre i competitor globali corrono senza vincoli, l’Europa si è sovraccaricata di complessità regolatoria. Senza una capacità autonoma in termini di intelligenza artificiale, data center e piattaforme, l’autonomia strategica rimane un concetto astratto. Il rischio concreto è che il Vecchio Continente diventi il terminale passivo della sovraccapacità produttiva cinese.Le implicazioni per il risparmioCosa resta, dunque, per l’investitore e l’imprenditore? La conclusione della serata è netta: serve disciplina. Il rischio geopolitico non va "prezzato" una tantum, ma integrato permanentemente nelle valutazioni su tassi e inflazione. In un’Italia caratterizzata da un'enorme massa di ricchezza in mano agli over 60, il passaggio generazionale imminente non è più solo una questione patrimoniale, ma un tema di politica economica. In questo "cambio di regime", l’errore fatale è cercare la stabilità nel dato mensile o nel post sui social: la vera bussola risiede nell’analisi dei megatrend : energia, tecnologia, demografia, che stanno ridisegnando la mappa del valore globale.
