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Il bollo auto sparisce: cosa cambia davvero dal 2027

Adriano Loponte

18 settembre 2026

Adriano

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a una misura che promette di alleggerire il portafoglio di milioni di automobilisti italiani: dal 2027 non si pagherà più il bollo per le auto fino a 80 kW, circa 109 cavalli, e per i motocicli. Parliamo di una platea enorme, circa 14,5 milioni di veicoli, che corrisponde a oltre il 70% del parco auto oggi in circolazione.Detto così sembra una svolta epocale, e in parte lo è. Ma vale la pena guardare cosa c'è scritto davvero nel provvedimento, al di là degli annunci. Il governo parla di "abolizione" e ha fatto sapere di voler rendere la misura permanente, ma per ora, nero su bianco, l'esenzione copre solo il 2027. Non è un dettaglio da poco.Il motivo è semplice: il bollo è una tassa regionale, e alle Regioni garantisce un gettito complessivo di circa 7 miliardi di euro l'anno. Per compensare il buco che si creerebbe con l'esenzione, lo Stato metterà sul piatto circa 2,3 miliardi nel 2027, presi dai risparmi del Pnrr. Il problema è che questi sono soldi "una tantum": disponibili adesso, ma non è affatto scontato che si ritrovino anche negli anni successivi. Trasformare uno sconto fiscale in qualcosa di stabile richiede coperture stabili, e quelle per ora non ci sono. Il vero nodo, quindi, non è tanto il 2027 quanto il 2028: se il governo riuscirà a trovare quei due miliardi ogni anno senza toccare altre tasse o altre spese, l'esenzione potrà diventare davvero strutturale. Altrimenti rischia di restare un episodio isolato, per quanto benvenuto.La soglia scelta, 80 kW, taglia fuori la cilindrata e guarda solo alla potenza indicata sul libretto. Questo significa che dentro l'esenzione ci finiscono moltissimi modelli molto comuni sulle strade italiane: la Fiat Panda, la Dacia Sandero, la Citroën C3, la Renault Clio, ma anche Volkswagen Polo, Peugeot 208, Opel Corsa e Hyundai i10. Attenzione però: non tutte le versioni di questi modelli rientrano automaticamente, perché quello che conta è la potenza specifica riportata sulla carta di circolazione, non il nome commerciale dell'auto.C'è poi un limite importante da tenere a mente: l'esenzione vale per una sola auto a persona. Chi possiede più veicoli che rispettano i requisiti potrà beneficiarne solo per uno, e in base ai criteri del decreto sarà probabilmente privilegiato quello con la potenza più bassa.Quanto si risparmia in concreto? Dipende dalla potenza dell'auto e dalla Regione di residenza, visto che le aliquote del bollo variano da territorio a territorio. Per molte utilitarie il risparmio dovrebbe aggirarsi tra i 100 e i 200 euro l'anno, con punte che nei casi più favorevoli possono arrivare fino a circa 240 euro. Non è una cifra che cambia la vita di una famiglia, ma moltiplicata per milioni di automobilisti diventa un intervento con un peso economico tutt'altro che trascurabile, soprattutto in un momento in cui i costi legati alla mobilità continuano a salire.Questa mossa si inserisce in un disegno più ampio se la si legge insieme a quello che sta succedendo sulle accise dei carburanti. Il governo sta infatti riducendo gradualmente lo sconto sul prezzo alla pompa: secondo la bozza del decreto, dal 18 al 25 settembre lo sconto scende a 12,2 centesimi al litro, e dal 26 settembre al 5 ottobre scenderà ancora, a 6,1 centesimi. In pratica, parte delle risorse che finora servivano a contenere il prezzo della benzina viene dirottata verso la riduzione della tassa sul possesso dell'auto.Le due misure, però, funzionano in modo diverso e non vanno a beneficio delle stesse persone allo stesso modo: chi fa tanti chilometri guadagna di più dallo sconto sulle accise, mentre chi possiede l'auto ma la usa poco beneficia proporzionalmente di più dall'esenzione del bollo, che premia il semplice possesso indipendentemente dall'utilizzo.C'è infine un effetto collaterale che vale la pena notare: fissando l'asticella a 80 kW, il governo potrebbe finire per orientare anche le scelte di acquisto degli italiani, spingendo verso le versioni di potenza appena inferiore a quella soglia, a scapito di modelli leggermente più potenti. Su un mercato che muove milioni di vetture ogni anno, non è un dettaglio da sottovalutare, anche se resta probabilmente un effetto secondario rispetto all'obiettivo principale della misura. 

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