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Rappresentazione visiva dell'articolo: Il Grande Disordine: l’Europa stretta tra nuovi Imperi, "Elettrostati" e il caos americano

Il Grande Disordine: l’Europa stretta tra nuovi Imperi, "Elettrostati" e il caos americano

Adriano Loponte

12 febbraio 2026

Non siamo più di fronte a una semplice fase di incertezza ciclica. Quello che stiamo vivendo è un cambio di paradigma strutturale, un "nuovo disordine mondiale" in cui le vecchie regole sono saltate e le nuove vengono scritte colpo su colpo dalle superpotenze. È questo il quadro, a tratti inquietante ma lucido, emerso dalla recente tavola rotonda che ha riunito voci autorevoli come Alan Friedman, Corrado Passera, Giuliano Noci, Omar Morando e Angelo Drusiani. Al centro del dibattito c’è un mondo che ha smesso di essere unipolare, scivolando verso una competizione feroce tra imperi. E in questo scenario, l'Europa rischia grossi guai.L'America di Trump: un'abdicazione pericolosa!Il punto di partenza è inevitabilmente Washington. Alan Friedman non usa mezzi termini nel descrivere l'attuale postura degli Stati Uniti. Secondo il giornalista americano, la politica estera di Donald Trump non risponde a una strategia geopolitica "alla Kissinger", ma a logiche puramente transazionali e autolesioniste, spesso guidate dall'arricchimento personale.L'America, sostiene Friedman, ha di fatto abdicato al suo ruolo di leader globale e garante della democrazia. Il risultato? Un vuoto di potere che lascia l'Europa in una posizione di estrema vulnerabilità, schiacciata tra l'imprevedibilità di Trump e l'aggressività della Russia di Putin. In questo contesto, i dazi e le guerre commerciali non sono strumenti di correzione economica, ma armi contundenti usate senza una visione di lungo periodo.La lotta tra Imperi e l'ascesa degli "Elettrostati".Se l'America si ritira su se stessa, chi riempie lo spazio? Corrado Passera descrive lo scenario attuale come un "wrestling geopolitico" dominato da tre imperi tradizionali (USA, Cina, Russia) e da nuovi "quasi-imperi": il mondo arabo e, soprattutto, i giganti della tecnologia. Questi ultimi, con una concentrazione di potere finanziario e informativo senza precedenti, operano ormai come entità sovrane.Ma è l'analisi sulla Cina a rivelare la trasformazione più profonda. Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano, smonta la narrazione di una Cina in crisi. Pechino ha cambiato pelle: non è più la fabbrica del mondo a basso costo, ma una superpotenza tecnologica che ha superato l'Occidente in settori chiave. Noci introduce il concetto di "Elettrostati": nel XXI secolo, la vera potenza non si misura solo con gli eserciti, ma con la capacità di generare energia ed elettricità a basso costo.Cina e Arabia Saudita sono i leader di questa transizione. Il modello cinese, uno Stato che indica la direzione, inonda il mercato di liquidità e lascia che una competizione darwiniana selezioni i vincitori, ha prodotto un dominio assoluto nell'auto elettrica e nelle rinnovabili. L'avvertimento per l'Europa è brutale: se non comprendiamo questa rivoluzione, il Vecchio Continente rischia di diventare la "Disneyland del mondo", un museo a cielo aperto privo di rilevanza industriale.La minaccia invisibile e la solidità inaspettata.Mentre gli imperi si scontrano sulla mappa geografica, una guerra silenziosa si combatte sulle reti. Omar Morando identifica nella cybersicurezza il principale rischio finanziario globale odierno. Il problema non è solo il furto di dati, ma la loro manipolazione. Le aziende italiane subiscono migliaia di tentativi di attacco al giorno e, spesso, gli hacker risiedono nei sistemi per mesi prima di essere scoperti. La tecnologia da sola non basta: serve consapevolezza umana, perché la difesa è una questione di cultura prima che di software.Tuttavia, in questo mare in tempesta, c'è un'ancora di salvezza inaspettata per l'Italia. Angelo Drusiani offre una lettura in controtendenza sul debito pubblico. Lontano dalle cassandre che prevedono il default, Drusiani evidenzia come la domanda globale per i BTP sia fortissima. Il debito italiano non è solo sostenibile, ma è visto dai grandi investitori internazionali come un asset sicuro, supportato da un enorme risparmio privato interno. La narrazione catastrofista, insomma, si scontra con la realtà dei numeri: l'Italia tiene.Conclusione: tra rischio a breve e speranza a medio termineQual è, dunque, la sintesi per chi deve navigare in queste acque? Corrado Passera offre una chiave di lettura finale che bilancia realismo e speranza. Nel breve termine, i rischi sono altissimi: concentrazione di potere, economia criminale legata alle criptovalute, finanza speculativa e tensioni belliche. Le "malattie del mercato" sono evidenti.Eppure, la visione non deve essere apocalittica. Nel medio termine, sostiene Passera, prevarrà il buon senso. La complessità delle sfide globali, dal clima alla tecnologia, renderà evidente che il modello del "gioco a somma zero" (dove se io vinco, tu perdi) è insostenibile. La collaborazione tornerà a essere una necessità, non per idealismo, ma per sopravvivenza. Fino ad allora, però, l'Europa dovrà imparare a non essere "parte del menù", ma a sedersi al tavolo dei grandi con una voce unica e una strategia industriale degna di questo nome. 

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