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Rappresentazione visiva dell'articolo: La Sostenibilità non è un fastidio , ma un Investimento sul futuro

La Sostenibilità non è un fastidio , ma un Investimento sul futuro

Adriano Loponte

27 novembre 2025

In una recente esposizione, durante l’evento Macroscope Roadshow organizzato da Candriam, Enrico Giovannini, co-fondatore dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), ha condiviso le riflessioni emerse dal lavoro dell'Alleanza, proponendosi di correggere tre importanti distorsioni cognitive che spesso caratterizzano la percezione pubblica e aziendale riguardo alla sostenibilità. Giovannini ha aperto la sua presentazione affermando con forza che la sostenibilità "non è un fastidio, ma un investimento sul presente e sul futuro", e che è doveroso continuare a lottare per realizzare il mondo desiderato, agendo con ostinazione, non ciecamente né stupidamente.La Necessità di un Cambio di Paradigma e i Rischi GlobaliIl relatore ha subito sottolineato l'assoluta indispensabilità di un cambio di paradigma. Citando un rapporto del World Economic Forum, Giovannini ha illustrato l'aumento della percezione del rischio a lungo termine tra esperti, politici e uomini d'affari. Mentre a due anni solo il 5% degli intervistati pensava a rischi catastrofici (gennaio dell'anno scorso), questa percentuale sale al 17% se si guarda a 10 anni. In un arco temporale di un decennio, il 62% degli esperti mondiali prevede un mondo molto più turbolento di quello attuale.A breve termine, i rischi riguardano la disinformazione, la reattiva informazione e gli eventi climatici estremi, ma a 10 anni quattro su cinque delle principali preoccupazioni sono occupate da questioni climatiche e ambientali, una scelta trasversale tra tutti i diversi esperti.La preoccupazione è giustificata dai dati storici: sebbene le temperature siano variate nei milioni di anni, ciò che conta è che negli ultimi 10.000 anni (la storia umana) la temperatura è stata straordinariamente costante, e oggi non lo è più, evidenziando un'accelerazione del cambiamento climatico. Tale crisi sta già facendo crescere i costi, come mostrato dai rapporti del World Economic Forum.La Prima Distorsione Cognitiva: "Non Colpirà la Mia Impresa"Giovannini ha evidenziato il primo bias cognitivo: la tendenza a credere che la crisi colpirà il settore in generale, ma non la propria azienda. Ai CEO di tutto il mondo viene chiesto quanto il loro settore sarà impattato dalla crisi climatica, i settori delle comunicazioni sono tra i più impattati, ma quando viene chiesto della propria impresa, la risposta è spesso che "questo è un problema di qualcun altro". Questa distorsione frena l'adozione di atteggiamenti e scelte importanti.Eppure, lo sviluppo tecnologico in corso dimostra che la crescita del PIL e la riduzione delle emissioni di gas climalteranti possono avvenire simultaneamente, come si osserva in alcuni Paesi. L'economia circolare segue la stessa logica. Dunque, "se può fa', si potrebbe fare", ma il resto del mondo non sta ancora seguendo questa direzione.Transizione Ecologica: Economia e Visione (e il Secondo Bias)La transizione ecologica non è una questione puramente ambientale, ma è intrinsecamente economica. Il relatore ha difeso la strategia del Green Deal europeo, pur ammettendo che possa essere migliorabile. La visione alla base era che, se le imprese europee si fossero poste sulla frontiera tecnologica della sostenibilità, avrebbero avuto un mercato globale a cui vendere prodotti e tecnologia. A tal proposito, si è ricordato che la Cina ha adottato la scelta del ferro elettrico per le automobili già nel 2005, suggerendo una visione a lungo termine altrove.Questo porta al secondo bias da smontare: la transizione ecologica è vantaggiosa, un concetto spesso messo in discussione nel dibattito pubblico.A livello di governance, la fiducia nei governi è molto bassa, con circa un terzo delle persone in 77 Paesi che pensa che le decisioni siano prese con una visione di medio-lungo periodo o per il totale della popolazione. Di conseguenza, l'Agenda 2030, con i suoi 17 obiettivi, è ben lungi dall'essere realizzata. Soltanto il 18% dei target a livello globale è sulla traiettoria per essere raggiunto, mentre un altro 18% sta andando nella direzione opposta. L'Italia, in particolare, sta peggiorando su sei goal rispetto al 2010, e si sta allontanando dagli obiettivi di sviluppo sostenibile in molte aree, inclusa la pace, la cooperazione internazionale e le quattro dimensioni dello sviluppo (economica, sociale, ambientale e istituzionale).Giovannini ha criticato l'eccessiva focalizzazione sul PIL: preoccuparsi se il reddito cresce dello 0,6% o dello 0,7% non è sufficiente di fronte ai problemi enormi. È fondamentale cambiare il modello di sviluppo per raggiungere simultaneamente gli obiettivi economici, ambientali e sociali.L'Europa, pur essendo il luogo più sostenibile al mondo, non è su un sentiero di sviluppo sostenibile. Sta peggiorando in termini di disuguaglianze, condizione degli ecosistemi terrestri e partnership internazionali. Si assiste a uno smantellamento di quanto faticosamente costruito, come le semplificazioni Omnibus e lo smantellamento della due diligence (relazione di sostenibilità), anche mentre la Cina introduce misure analoghe.Scenari Futuri e Il Terzo Bias: Il Ritorno EconomicoIl rapporto ASviS, pubblicato a maggio e realizzato con Oxford Economics, ha esaminato gli scenari al 2050.L'analisi mostra che la decarbonizzazione pura ha inizialmente un effetto negativo sul PIL, poiché le carbon tax necessarie per un modello capitalistico aumentano l'inflazione e riducono i redditi. I benefici si vedrebbero solo dal 2045 in avanti. Tuttavia, se alla transizione energetica si affiancano investimenti in innovazione e trasformazione, i benefici arrivano molto presto.Lo scenario del rinvio (Minto, come "Not In My Office" o "Ci penserò domani"), è una pessima idea. Ritardare aumenta il costo del capitale e riduce la crescita, poiché le imprese sarebbero costrette a rifare investimenti errati.Giovannini ha poi smontato il terzo bias cognitivo: l'idea che la sostenibilità non sia economicamente conveniente per le imprese. I dati Istat, Union Camere e Cassa Depositi e Prestiti indicano che le imprese italiane ritengono che la sostenibilità sia la strada da seguire.L'analisi Istat sulle imprese manifatturiere con oltre 10 addetti (2018-2022) ha dimostrato che quelle ad alto orientamento di sostenibilità hanno avuto un aumento di valore aggiunto superiore del 16,7% rispetto alle imprese che non hanno investito. Per le imprese a media intensità, l'aumento è stato del 5,2%. Il segreto del successo risiede nella transizione ecologica e digitale congiunta. Inoltre, per la prima volta, dieci associazioni di categoria (dall'agricoltura all'industria) hanno trovato un accordo sulle criticità e sulle proposte per superare la transizione.In conclusione, citando Karl Popper, Giovannini ha ricordato che "Il futuro è molto aperto e dipende da noi tutti, dipende da ciò che voi e io molti altri uomini fanno e faranno". Il mondo dipenderà dalla visione che gli individui sceglieranno di adottare. 

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