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Rappresentazione visiva dell'articolo: L’illusione ottica di Washington e il "dividendo della pazienza" cinese

L’illusione ottica di Washington e il "dividendo della pazienza" cinese

Adriano Loponte

13 gennaio 2026


Chiosa a margine dell’articolo di Giuliano Noci pubblicato sul Sole 24 Ore del 9 gennaio

C’è un passaggio nell’analisi di Giuliano Noci che merita di essere sottolineato con l'evidenziatore rosso, e forse appeso negli uffici di chi gestisce l'export italiano: l’idea che Pechino non stia subendo la partita, ma la stia semplicemente giocando su un fuso orario diverso. Mentre noi occidentali siamo ossessionati dalla "volatilità intraday" della geopolitica – l'ultimo dazio di Trump, la dichiarazione della Commissione UE, la manovra navale nel Pacifico – Xi Jinping sta operando come un fondo pensione che guarda ai prossimi trent'anni, non alla prossima trimestrale.Noci ha ragione da vendere quando smonta la narrazione dominante di una Cina "all'angolo". È un errore di prospettiva gravissimo. Se guardiamo ai fondamentali e non ai titoli dei telegiornali, vediamo che la strategia cinese è un capolavoro di hedging geopolitico. Gli Stati Uniti usano le sanzioni e il dollaro come clave; la Cina risponde con l'agopuntura economica. Non cerca lo scontro frontale a Taiwan (per ora), ma compra il consenso in Africa, blinda il litio in Sud America e si rende indispensabile per la transizione energetica europea.Il punto che spesso sfugge agli osservatori distratti è che Pechino ha capito prima di tutti che la globalizzazione non è morta, si è solo frammentata. E in questa frammentazione, chi controlla i nodi fisici della rete – porti, cavi sottomarini, miniere, raffinerie di terre rare – ha un leverage infinitamente superiore a chi controlla solo la finanza o il software. Noci parla di "erosione progressiva" del potere americano: è la definizione perfetta. Non è un crollo, è una lenta asfissia competitiva.Prendiamo il caso della tecnologia, citato nell'articolo. Le restrizioni sui chip avanzati imposte da Washington dovevano essere il colpo di grazia per Huawei e soci. Risultato? Abbiamo regalato alla Cina l'incentivo finale per farsi l'hardware in casa. È il classico caso di "eterogenesi dei fini": volevamo rallentarli, li abbiamo costretti a correre. E oggi Pechino non solo resiste, ma sta costruendo un ecosistema parallelo che, una volta maturo, taglierà fuori le nostre aziende da un mercato di un miliardo e mezzo di persone.Sotto il profilo strettamente finanziario, l'analisi di Noci suggerisce un re-pricing del rischio globale. Per anni abbiamo vissuto nella convinzione che l'integrazione economica fosse l'antidoto alla guerra. La Cina ci sta dicendo che l'interdipendenza è, al contrario, un'arma. Per le imprese italiane ed europee, questo scenario è un incubo logistico e strategico. Non basta più guardare al costo del lavoro o all'efficienza fiscale; oggi un CEO deve chiedersi: "Se domani mattina Pechino chiude i rubinetti del gallio o della grafite, la mia fabbrica in Veneto resta aperta?". La risposta, spesso, è no.C'è poi un aspetto che Noci tocca e che va espanso: il rapporto con il cosiddetto "Global South". Mentre il G7 predica valori democratici (spesso con scarsa coerenza), la Cina firma assegni e costruisce ferrovie. È una diplomazia transazionale, cinica, priva di orpelli morali, ma terribilmente efficace. Pechino non esporta ideologia, esporta infrastrutture. E in un mondo affamato di sviluppo, il cemento batte la retorica tre a zero.In definitiva, quello che emerge tra le righe è che stiamo assistendo alla fine dell'impero dell'efficienza e all'inizio dell'era della ridondanza e della sicurezza. La Cina lo ha capito e sta accumulando riserve reali (oro, grano, energia, chip). L'Occidente, distratto dalle sue convulsioni elettorali, continua a credere che il mercato si regolerà da solo. Ma come ci ricorda Noci, Pechino non gioca a scacchi, gioca a Go: l'obiettivo non è mangiare il re avversario in una mossa spettacolare, ma occupare tutti gli spazi vuoti sulla scacchiera finché l'avversario non si accorge di non avere più mosse valide. E a quel punto, il match è finito senza che sia stato sparato un solo colpo. 

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