Salute, movimento, alimentazione e pianificazione patrimoniale: il forum organizzato il 4 novembre nella sede milanese di Pictet ha messo a confronto scienza e finanza su una delle grandi sfide del nostro tempo.Vivere più a lungo è certamente una conquista, ma vivere più a lungo e in buona salute rappresenta una sfida ancora più importante. E se la medicina e la prevenzione possono aiutarci a guadagnare anni di autonomia, la pianificazione finanziaria deve metterci nelle condizioni di affrontarli con serenità. È questo il filo conduttore dell’incontro dedicato alla longevità che si è svolto il 4 novembre presso la sede milanese di Pictet, con gli interventi della dottoressa Elena Casiraghi e del dottor Christian Coletto.Ad aprire la serata è stato Adriano Loponte, Executive Manager di Allianz Bank, che ha introdotto i lavori presentando il Gruppo Allianz, una delle maggiori realtà assicurative e finanziarie internazionali, e il ruolo della banca nell’ambito della consulenza e della gestione del patrimonio. Un’introduzione che ha offerto lo spunto per affrontare un tema destinato a diventare sempre più centrale anche nel rapporto tra risparmiatori e consulenti finanziari.I numeri raccontano una trasformazione profonda della nostra società. Secondo l’Istat, nel 2025 la speranza di vita in Italia ha raggiunto 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne, mentre quella in buona salute si ferma mediamente a 59,1 anni. Naturalmente i due indicatori utilizzano metodologie differenti e non significa che gli ultimi vent’anni della nostra esistenza siano necessariamente destinati alla malattia. Resta tuttavia evidente la necessità di ridurre la distanza tra la durata della vita e la qualità degli anni vissuti.Su questo aspetto si è concentrato l’intervento della dottoressa Elena Casiraghi, che ha tradotto le più recenti conoscenze scientifiche sull’invecchiamento in una serie di comportamenti concreti, applicabili alla quotidianità.Il primo riguarda il movimento. Fare un’ora di palestra o correre qualche chilometro alla sera non rende irrilevanti le molte ore trascorse seduti davanti a una scrivania. Si può infatti essere fisicamente allenati e, contemporaneamente, mantenere abitudini eccessivamente sedentarie. La soluzione parte da gesti semplici: interrompere frequentemente il tempo trascorso seduti, utilizzare le scale, camminare dopo i pasti e cercare occasioni per muoversi durante tutta la giornata.Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità prevedono per gli adulti da 150 a 300 minuti settimanali di attività aerobica moderata, ai quali aggiungere almeno due sedute di rafforzamento muscolare. Proprio la forza rappresenta un elemento fondamentale per l’invecchiamento in autonomia. Con il passare degli anni perdiamo progressivamente massa e capacità muscolare, compromettendo equilibrio, mobilità e indipendenza.Durante l’incontro sono state richiamate alcune prove semplici, come rialzarsi da terra senza utilizzare le mani, mantenere l’equilibrio su una gamba o alzarsi ripetutamente da una sedia. Piccoli esercizi che, pur non sostituendo una valutazione medica, permettono di riflettere sulle proprie condizioni fisiche.Un altro tema importante ha riguardato l’alimentazione e, in particolare, il ruolo delle proteine nel contrastare la perdita muscolare legata all’età. È fondamentale assumerne quantità adeguate alle proprie necessità, possibilmente distribuendole nell’arco della giornata.Più prudente deve invece essere l’atteggiamento verso gli integratori, spesso presentati come strumenti capaci di rallentare l’invecchiamento. Vitamina D, creatina e Omega-3 offrono risultati scientifici interessanti in determinati contesti, ma non rappresentano scorciatoie universali per vivere più a lungo.Particolarmente interessante uno studio pubblicato nel febbraio 2025 sulla rivista Nature Aging, nell’ambito del progetto DO-HEALTH. I ricercatori hanno esaminato 777 anziani nell’arco di tre anni, osservando che l’assunzione quotidiana di un grammo di Omega-3 era associata a un rallentamento di alcuni indicatori epigenetici dell’invecchiamento, quantificabile in circa 2,9-3,8 mesi nel triennio. Un risultato scientificamente rilevante, che tuttavia non dimostra un effettivo prolungamento della vita.Accanto a movimento e alimentazione, un ruolo importante viene attribuito al sonno, al rispetto dei ritmi biologici e alla qualità delle relazioni sociali. Invecchiare bene significa anche conservare interessi, curiosità e occasioni di partecipazione alla vita collettiva.Ma la longevità presenta anche un’altra dimensione, quella economica, affrontata dal dottor Christian Coletto di Pictet. Se l’allungamento della vita rappresenta una conquista, comporta inevitabilmente la necessità di disporre di risorse finanziarie adeguate per un periodo sempre più lungo.La pianificazione patrimoniale diventa quindi parte integrante di un progetto di longevità. Non si tratta soltanto di accumulare risparmio in vista del pensionamento, ma di costruire un patrimonio capace di sostenere il proprio tenore di vita anche per diversi decenni dopo la conclusione dell’attività lavorativa, considerando l’inflazione, le eventuali necessità assistenziali e le spese impreviste.Coletto ha inoltre richiamato l’attenzione sull’importanza di osservare i mercati finanziari con una prospettiva differente, imparando a distinguere i cambiamenti strutturali dal rumore di fondo che accompagna quotidianamente le oscillazioni dei prezzi.Notizie, tensioni geopolitiche, decisioni delle banche centrali e volatilità possono condizionare emotivamente gli investitori, inducendoli ad assumere decisioni dettate dalle preoccupazioni del momento. Ampliare l’orizzonte temporale permette invece di valutare gli investimenti in funzione dei propri obiettivi, senza lasciarsi trascinare continuamente dalle oscillazioni di breve periodo. Naturalmente, guardare lontano non significa ignorare i rischi, ma gestirli attraverso un’adeguata diversificazione e una pianificazione coerente con le proprie esigenze.Esiste quindi un interessante parallelismo tra salute e finanza. In entrambi i casi, i risultati di lungo periodo dipendono soprattutto dalla continuità dei comportamenti, dalla disciplina e dalla capacità di non farsi distrarre dalle sollecitazioni immediate. Così come non esiste un integratore miracoloso capace di sostituire anni di buone abitudini, difficilmente esiste una scelta finanziaria isolata in grado di sostituire una pianificazione costruita nel tempo.C’è infine una dimensione collettiva. In un’Italia che invecchia, ogni anno aggiuntivo vissuto in autonomia può contribuire a contenere la pressione sulla spesa sanitaria e assistenziale, mentre una maggiore consapevolezza finanziaria può aiutare le famiglie ad affrontare le sfide di un’esistenza sempre più lunga.Il messaggio emerso dalla serata è dunque chiaro: la longevità non si misura soltanto con gli anni che riusciremo a vivere, ma con la qualità della vita che saremo in grado di preservare. Per riuscirci serviranno prevenzione, movimento, corretta alimentazione, relazioni sociali e, inevitabilmente, un’attenta gestione delle proprie risorse economiche.Perché la vera sfida non è semplicemente aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni. E avere anche le risorse per viverli pienamente.
