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Rappresentazione visiva dell'articolo: Milano, la città a due velocità: il paradiso dei super-ricchi sta soffocando la classe media?

Milano, la città a due velocità: il paradiso dei super-ricchi sta soffocando la classe media?

Adriano Loponte

20 gennaio 2026

C'è una Milano che brilla nelle classifiche di Henley & Partners, dove un abitante su dodici è milionario. È la città delle supercar parcheggiate in doppia fila nel Quadrilatero, degli attici che si vendono a scatola chiusa, dei family office che gestiscono patrimoni a nove zeri. E poi c'è l'altra Milano. Quella degli studenti in tenda, degli impiegati che non riescono più a pagare l'affitto nemmeno nell'hinterland, delle famiglie spinte fuori da una forza centrifuga inarrestabile.Mai come oggi, il capoluogo lombardo appare come una medaglia a due facce: lucidata a specchio da una parte, arrugginita dall'altra.Il tappeto rosso fiscale Non giriamoci attorno: l'invasione dei "Paperoni" non è un miracolo della natura, è il frutto di un calcolo politico preciso. La flat tax per i neo-residenti, quella tassa forfait di 200mila euro l'anno per chi sposta qui la residenza fiscale, ha funzionato fin troppo bene. Mentre Londra si chiudeva nel post-Brexit e Parigi alzava le tasse, Milano stendeva il tappeto rosso. Il risultato? Oltre 3.600 milionari sono atterrati in città entro il 2025. Per loro, l'Italia è un paradiso fiscale legalizzato. Per il lavoratore comune, che vede il 40% del suo stipendio eroso dal cuneo fiscale, è uno schiaffo morale difficile da digerire.L'effetto domino sul mattone Il punto di rottura di questo sistema è la casa. L'arrivo di una massa critica di persone con capacità di spesa illimitata ha drogato il mercato immobiliare. Non si sono alzati solo i prezzi delle case di lusso in centro: l'onda d'urto ha travolto tutto. Il monolocale in periferia, che una volta era il rifugio di studenti e precari, ora ha prezzi da capitale europea, ma senza gli stipendi europei.Milano sta diventando una città esclusiva nel senso letterale del termine: esclude. Espelle chi non tiene il passo. Il rischio è la "venezianizzazione" o la "londinizzazione": un centro storico vetrina, svuotato dei suoi abitanti storici e riempito di affitti brevi e residenze di lusso vuote per metà dell'anno.Un'economia di servizi o di servitù? I difensori del modello attuale dicono che la ricchezza "sgocciola" verso il basso (trickle-down economy). Certo, i ristoranti stellati sono pieni, gli hotel a cinque stelle macinano utili, il lusso assume. Ma che tipo di lavoro si crea? Spesso si tratta di servizi alla persona per i nuovi ricchi: autisti, camerieri, addetti alle consegne. Un'economia che rischia di polarizzarsi tra chi viene servito e chi serve, senza quella classe media robusta che ha fatto la storia industriale di Milano.La città vetrina Siamo di fronte a un bivio identitario. Milano è sempre stata la città dell'ascensore sociale, del "chi lavora sodo ce la fa". Oggi quell'ascensore sembra rotto, o riservato a chi ha già il pass premium.Attrarre capitali è fondamentale, nessuno lo nega. Ma se il prezzo da pagare è trasformare la città in un parco giochi per milionari, mentre insegnanti, infermieri e giovani creativi vengono spinti oltre le tangenziali, allora il modello è guasto.Il successo di una metropoli non si misura solo dal numero di conti in banca a sei zeri, ma dalla sua capacità di restare una comunità, non solo un mercato. Milano oggi è ricchissima, ma rischia di diventare, paradossalmente, invivibile per chi la fa vivere ogni giorno. 

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