Vai al contenuto principale
Rappresentazione visiva dell'articolo: Mps, l'assemblea boccia il piano Lovaglio e spiana la strada a Intesa Sanpaolo

Mps, l'assemblea boccia il piano Lovaglio e spiana la strada a Intesa Sanpaolo

Adriano Loponte

31 ottobre 2026

Adriano

Respinte le offerte su Banco BPM e Banca Generali, la fusione con Mediobanca e il dividendo straordinario da 4 miliardi. Decisivo il voto di Delfin e Caltagirone.Gli applausi in sala non sono bastati. Nell'assemblea di giovedì a Siena gli azionisti del Monte dei Paschi hanno respinto quasi per intero il piano con cui l'amministratore delegato Luigi Lovaglio puntava a difendere l'autonomia della banca dall'offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo. Fino a pochi mesi fa un esito simile sarebbe apparso improbabile.Il voto è stato netto. Con il 65,86% del capitale rappresentato, l'offerta pubblica di scambio su Banco BPM è stata respinta dal 91,1% dei votanti e quella su Banca Generali dal 90,9%. Non è passata nemmeno la fusione per incorporazione di Mediobanca, bocciata con il 63,65% di voti contrari. Stessa sorte per la riduzione di capitale necessaria a distribuire un dividendo straordinario da 4 miliardi di euro.Cade così l'intero disegno di Lovaglio: un polo bancario nazionale in grado di misurarsi con Intesa Sanpaolo e UniCredit, che mettesse insieme banca commerciale, risparmio gestito, investment banking e assicurazioni. Il progetto prevedeva però più operazioni in parallelo, aumenti di capitale di peso e rischi di integrazione elevati. Su questi punti una parte consistente degli investitori ha scelto di non esporsi.A spostare gli equilibri sono stati i grandi soci. Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio e primo azionista con circa il 17,5%, e il gruppo Caltagirone, con una quota superiore al 12%, si sono schierati a favore dell'offerta di Intesa. Con loro hanno votato diversi investitori istituzionali, orientati anche dai pareri critici dei principali proxy advisor internazionali.Il cambio di fronte pesa. Delfin e Caltagirone avevano accompagnato il rilancio del Monte e sostenuto la scalata a Mediobanca. Nell'ultima fase del progetto hanno preferito l'alternativa proposta da Ca' de Sass, giudicata più conveniente o meno rischiosa.La strategia difensiva ha comunque prodotto un risultato sul prezzo. Al lancio, Intesa offriva un euro in contanti per ogni azione Mps, più 1,6 azioni proprie. Con il rilancio la componente in denaro è salita a 1,25 euro, a parità di rapporto di cambio. Si tratta di circa 800 milioni di euro aggiuntivi in contanti, che Lovaglio attribuisce alla pressione esercitata dalla banca senese.L'argomento ha fondamento: la resistenza di una società bersaglio spesso migliora le condizioni offerte ai suoi azionisti. Ma il voto di Siena distingue tra le due cose. I soci hanno incassato il corrispettivo più alto e, allo stesso tempo, hanno rifiutato di finanziare nuove acquisizioni.Il capitolo più delicato riguarda Mediobanca. Mps ne ha conquistato il controllo nel 2025 e intendeva completare l'operazione incorporando Piazzetta Cuccia. Il no dell'assemblea non intacca la partecipazione già acquisita, ma blocca la fusione. Se l'offerta di Intesa andrà in porto, toccherà al gruppo guidato da Carlo Messina ridisegnare l'assetto, con possibili effetti anche sulla quota strategica che Mediobanca detiene in Generali.L'operazione resta comunque da completare. Mancano il via libera dell'Antitrust, gli adempimenti legati all'offerta e, soprattutto, le adesioni degli azionisti. Le cessioni di sportelli e attività che potrebbero essere richieste per ridurre le sovrapposizioni territoriali rischiano di modificare in modo sensibile il perimetro finale del gruppo.Le conseguenze vanno oltre Siena. L'acquisizione di Mps da parte di Intesa potrebbe aprire una nuova fase di concentrazione nel credito italiano, con meno operatori di grandi dimensioni e nuovi rapporti di forza tra banche, reti distributive e società di gestione del risparmio.I gruppi più grandi possono contare su economie di scala, maggiori investimenti in tecnologia e più peso sui mercati internazionali. Il rovescio è il rischio di una minore concorrenza, in particolare nelle aree dove la presenza bancaria è già concentrata. Spetterà alle autorità valutare il bilanciamento.Lovaglio, uscito dall'assemblea tra gli applausi di molti piccoli azionisti, sostiene che la partita sia ancora aperta. Sul piano formale è così. Sul piano finanziario e politico, però, il voto difficilmente potrà essere ribaltato.In pochi anni il Monte dei Paschi è passato da banca da salvare a perno di una delle maggiori operazioni di consolidamento del credito europeo. È il risultato del risanamento. Ed è proprio quel risanamento ad averlo reso una preda appetibile, al punto che oggi la banca rischia di perdere la propria autonomia.Le prossime mosse spettano alle autorità e agli investitori. Con il voto di giovedì, intanto, i soci del Monte hanno indicato quale assetto preferiscono per il sistema bancario italiano. 

Powered by

Logo Promobulls
Area riservata