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Rappresentazione visiva dell'articolo: Nvidia vuole un corpo. Perché la scommessa di Huang sulla robotica non scalda (ancora) Wall Street

Nvidia vuole un corpo. Perché la scommessa di Huang sulla robotica non scalda (ancora) Wall Street

Adriano Loponte

08 gennaio 2026

LAS VEGAS – Al CES di quest’anno è andata in scena la "Fase 2" di Nvidia. Dimenticate per un attimo le server farm e i chatbot: Jensen Huang ha chiaramente segnalato che l'Intelligenza Artificiale deve uscire dal cloud per sporcarsi le mani nel mondo fisico. La nuova frontiera non è più solo generare testo, ma generare movimento.Il perno tecnico è la piattaforma Vera Rubin, attesa entro fine anno. Huang promette un salto quantico: potenza di calcolo quintuplicata rispetto ai chip Blackwell ed efficienza decuplicata nella generazione dei token. Ma agli occhi degli analisti, questi numeri servono "solo" a mantenere il fossato competitivo (moat). La vera notizia è strategica: Nvidia sta cercando di trasformare l'AI in un prerequisito industriale per l’automotive e la manifattura, non più un semplice vantaggio competitivo.Il cuore dell'offensiva è la robotica, e in particolare l'auto a guida autonoma. La partnership con Mercedes per la nuova CLA è il manifesto di questa ambizione: Nvidia non si limita a vendere il silicio, ma fornisce l'intero stack software-hardware. L’obiettivo è replicare nell’auto quello che Android è stato per gli smartphone: diventare l’architettura standard su cui gira tutto il resto. Huang lo ha definito il "momento ChatGPT della robotica", un claim forte che punta a convincere il mercato dell'imminente scalabilità di queste soluzioni.Tuttavia, la reazione di Borsa è stata tiepida, e non è difficile capire perché. Il titolo ha mostrato nervosismo: gli investitori, dopo aver cavalcato un rally storico, sono diventati cinici. Il mercato ha già ampiamente "prezzato" la perfezione e ora inizia a chiedere conto dei tempi di ritorno sugli investimenti (ROI). La transizione dall'AI digitale a quella fisica comporta cicli di adozione molto più lunghi e complessi rispetto al software. Un conto è aggiornare un algoritmo, un altro è certificare un robot umanoide o un'auto autonoma.Non aiuta il fiato sul collo dei competitor. AMD non sta a guardare e, con i nuovi chip per data center, segnala che la guerra sui prezzi potrebbe presto erodere i margini stellari a cui Nvidia ci ha abituati. Inoltre, resta l'incognita geopolitica: le restrizioni all'export verso la Cina e la gestione delle licenze per i chip H200 ricordano che Nvidia è un gigante dai piedi d'argilla quando si parla di supply chain globale.Interessante, in questo scenario, la presenza di player italiani come Generative Bionics e Oversonic. La loro partecipazione conferma che la filiera si sta allargando, ma la barriera all’ingresso resta brutale: chi non ha accesso prioritario ai chip di fascia alta rischia di restare fuori dai giochi.In sintesi, cosa dice questo CES al portafoglio? Che l'AI è un trend strutturale intatto, ma la fase della "crescita facile" è finita. Siamo entrati nel territorio dell'execution risk: Nvidia deve dimostrare che l'auto che "ragiona" non è solo una demo affascinante, ma un business capace di generare cassa nel breve termine. Fino ad allora, aspettiamoci volatilità. 

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