Ricordate quando gli occhiali intelligenti sembravano destinati a rimanere un gadget per smanettoni, un esperimento da film di fantascienza finito male come i primissimi tentativi della Silicon Valley? Ecco, dimenticatevi quel mondo. I numeri tirati fuori dal cilindro da EssilorLuxottica per il 2025 ci dicono una cosa molto chiara: l'occhiale "bionico" è sceso in strada, ed è diventato un affare per le masse.I 7 milioni di unità vendute in partnership con Meta sotto i marchi Ray-Ban e Oakley fanno impallidire le stime iniziali dei più scettici. A ben guardare, avvicinano vertiginosamente quel traguardo dei 10 milioni che a Piazzale Cadorna avevano fissato, con una certa prudenza, per il 2026. Ma a colpire, spulciando le pieghe del bilancio appena chiuso, non è solo l'esplosione del wearable tech. È l'impressionante solidità di una corazzata che sembra aver definitivamente digerito le antiche fatiche dell'integrazione italo-francese per iniziare a correre a ritmi da big tech americana.I numeri nudi e crudi parlano da soli, e per chi bazzica i mercati azionari sono pura musica. Il gruppo ha mandato in archivio il 2025 sfondando il tetto dei 28,5 miliardi di euro di ricavi, con un'accelerazione dell'11,2% a tassi di cambio costanti. L'utile netto si è gonfiato fino a 3,15 miliardi, generando una cassa monstre di 2,8 miliardi che permette al management di staccare un generoso assegno da 4 euro per azione per i soci. Insomma, i target del piano industriale 2022-2026 sono stati centrati e archiviati con ben dodici mesi di anticipo. Un lusso non da poco, specialmente in un clima macroeconomico globale che, tra venti di dazi e frenate dei consumi, nell'ultimo anno ha fatto tremare i polsi a parecchi colossi del retail e della moda.Ma se i conti rassicurano il presente, è il silenzioso "cambio di pelle" strategico a dominare le conversazioni nelle sale operative. Sotto la guida di Francesco Milleri, il gruppo sta portando a termine una mutazione genetica: da leader incontrastato delle lenti e delle montature a vera e propria piattaforma tecnologica e medico-sanitaria. L'azienda sta gradualmente sfilandosi i panni dell'industria del consumo discrezionale per indossare quelli decisamente più redditizi del player med-tech. Ed è qui che si gioca la partita vera per gli azionisti.Pensiamo al progetto Nuance Audio – l'integrazione di sistemi acustici invisibili nelle stanghette – o alla gestione clinica della miopia. Si tratta di mercati immensi, anelastici, slegati dai capricci del fashion e sostenuti dall'invecchiamento della popolazione globale. Tradotto in gergo finanziario: flussi di cassa più prevedibili, barriere all'ingresso altissime e, potenzialmente, multipli di Borsa molto più ricchi, tipici del settore sanitario. Se a questo aggiungiamo l'audace alleanza di ferro con Mark Zuckerberg, che di fatto trasforma un campione della manifattura europea nel terminale fisico dell'Intelligenza Artificiale americana, il quadro si fa estremamente affascinante.Eppure, tra gli analisti più navigati, serpeggia una certa cautela. La Borsa guarda sempre al domani, mai a ieri: tutto questo ottimismo, questa epocale trasformazione in atto, non sarà forse già prezzata nelle quotazioni attuali del titolo?Il mercato ha già applaudito e comprato il superamento dei target. Ha già sposato l'idea che l'occhiale Meta possa diventare il "nuovo smartphone". Il rischio, ora, è quello che accompagna storicamente chi viaggia a valutazioni da "prima della classe": il minimo passo falso, o anche solo un fisiologico rallentamento nell'entusiasmo verso i nuovi gadget IA, potrebbe innescare spietate prese di beneficio. Prima o poi, l'effetto novità si normalizzerà. Da quel momento, l'azienda dovrà dimostrare di poter sostenere questa crescita verticale affrontando sfide inedite, come quelle regolatorie e legali legate alla mole sterminata di dati visivi e uditivi raccolti dai suoi dispositivi.EssilorLuxottica ha stravinto l'esercizio 2025, confermandosi uno dei rari leader industriali europei capaci di dettare legge su scala globale. Ora, però, l'azienda deve estrarre dal cilindro nuovi e ambiziosi obiettivi per il prossimo quinquennio. Perché a Piazza Affari l'appetito vien mangiando, ma il conto da pagare per un'azione già prezzata alla perfezione rischia di essere salato in caso di delusioni.
