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Rappresentazione visiva dell'articolo: Tennis e finanza: l’arte di vincere con metodo

Tennis e finanza: l’arte di vincere con metodo

Adriano Loponte

30 giugno 2026

Adriano

Ci sono mondi che sembrano lontani solo in superficie. Il tennis e la finanza appartengono, almeno all’apparenza, a due universi distinti: da una parte il campo, la racchetta, la fatica fisica, la pressione del punto decisivo; dall’altra i mercati, i portafogli, le banche centrali, la volatilità e le scelte di investimento. Eppure, osservandoli più da vicino, emergono analogie profonde. Entrambi richiedono tecnica, disciplina, visione strategica, controllo emotivo e capacità di adattamento.Ma il vero punto di contatto, forse il più importante, è un altro: nessun risultato solido e duraturo nasce davvero in solitudine. Dietro ogni grande tennista c’è quasi sempre un grande coach. Dietro ogni investitore consapevole dovrebbe esserci una guida capace di aiutarlo a leggere il contesto, evitare errori emotivi e mantenere coerenza nel tempo.È questo uno dei messaggi più interessanti emersi durante l’incontro dedicato al parallelismo tra tennis e finanza, prendendo spunto dal lavoro di Alberto Mari, professionista con una lunga esperienza nelle banche d’investimento. La sua intuizione è efficace: usare il tennis, sport oggi particolarmente vicino alla sensibilità degli italiani grazie anche ai successi di Jannik Sinner, per rendere più comprensibili alcuni principi fondamentali della finanza.Nel tennis il coach non è soltanto un tecnico. Non serve solo a correggere un diritto, migliorare un servizio o impostare una tattica contro l’avversario. Il coach è prima di tutto uno specchio. Vede ciò che il giocatore, dentro la tensione della partita o della carriera, spesso non riesce più a vedere. Lo aiuta a riconoscere i propri punti deboli, a gestire i momenti di sfiducia, a non esaltarsi troppo nelle vittorie e a non crollare nelle sconfitte.Lo stesso accade nella consulenza finanziaria. Il consulente non dovrebbe essere percepito semplicemente come colui che propone prodotti o costruisce portafogli. Il suo ruolo più importante è accompagnare il cliente nelle decisioni difficili, aiutarlo a distinguere tra obiettivi reali e paure momentanee, tra rumore di mercato e cambiamento strutturale, tra rischio sopportabile e rischio non compreso.Questo aspetto è diventato decisivo perché il mondo degli investimenti è cambiato radicalmente. In passato, per molti risparmiatori, il quadro era più semplice: titoli di Stato, obbligazioni bancarie, qualche azione domestica, spesso detenuta con logica da “cassettista”. Oggi i mercati sono molto più complessi. Inflazione, tassi, geopolitica, valute, intelligenza artificiale, materie prime, debito pubblico e banche centrali interagiscono continuamente. In un ambiente così articolato, improvvisare diventa pericoloso.Il coach, nel tennis moderno, lavora su una dimensione complessiva dell’atleta: tecnica, alimentazione, preparazione fisica, recupero, calendario, gestione mentale. Allo stesso modo, il consulente finanziario deve guardare al patrimonio del cliente in modo integrato: investimenti, liquidità, protezione, previdenza, passaggio generazionale, orizzonte temporale, tolleranza al rischio. Non basta scegliere “cosa comprare”. Bisogna capire perché, per quanto tempo, con quale obiettivo e con quale grado di consapevolezza.La parte più delicata riguarda però le emozioni. Nel tennis, una partita può cambiare in pochi minuti. Un doppio fallo, un break subito, una palla facile sbagliata possono incrinare la fiducia. Nei mercati succede qualcosa di molto simile. Quando tutto sale, l’investitore tende a sentirsi più bravo di quanto sia davvero. Quando tutto scende, rischia di dimenticare il piano costruito e di farsi guidare dalla paura.Qui il ruolo della guida diventa essenziale. Il coach deve evitare che l’atleta perda lucidità nei punti importanti. Il consulente deve evitare che il cliente prenda decisioni irreversibili nei momenti sbagliati. Non si tratta di eliminare l’emotività, cosa impossibile, ma di governarla. È spesso in questi passaggi che si misura il vero valore della consulenza: non quando i mercati sono tranquilli, ma quando diventano difficili.Emblematica è la riflessione su Roger Federer: un campione capace di vincere la grande maggioranza delle partite pur avendo conquistato, nella sua carriera, poco più della metà dei punti giocati. La lezione è chiara. Non serve vincere ogni scambio. Serve vincere i punti che contano. Anche in finanza non è necessario prevedere ogni movimento dei mercati o azzeccare ogni singola scelta. È fondamentale evitare gli errori gravi, restare coerenti nei momenti decisivi e costruire una strategia che abbia senso nel tempo.Lo stesso vale per la pianificazione. Un tennista programma la stagione, sceglie i tornei, prepara le superfici, calibra i carichi di lavoro. Ma deve essere pronto ad adattarsi: un infortunio, un calo di forma, un avversario inatteso possono modificare il percorso. Anche un portafoglio va pianificato, ma non può essere immobile. Deve avere una struttura chiara e, allo stesso tempo, la flessibilità necessaria per affrontare scenari nuovi.La tradizionale asset allocation 60/40, per anni considerata un equilibrio quasi naturale tra azioni e obbligazioni, ne è un esempio. Ha funzionato a lungo, ma gli ultimi anni hanno mostrato che nessun modello può essere assunto come definitivo. Tassi zero, inflazione, politiche monetarie non convenzionali e shock geopolitici hanno messo in discussione molte certezze. Anche qui, come nel tennis, non basta replicare uno schema: bisogna leggere la partita.In conclusione, il parallelismo tra tennis e finanza funziona perché parla prima di tutto di metodo. Il talento, da solo, non basta. La conoscenza tecnica, da sola, non basta. Servono disciplina, pazienza, capacità di correggere gli errori e una guida autorevole nei momenti decisivi.Il coach aiuta il tennista a diventare più forte senza sostituirsi a lui. Il consulente finanziario dovrebbe fare lo stesso con l’investitore: non decidere al suo posto, ma aiutarlo a decidere meglio. Perché, nel tennis come nella finanza, il vero obiettivo non è vincere ogni punto, ma costruire nel tempo le condizioni per vincere la partita. 

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