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Rappresentazione visiva dell'articolo: Trump e Xi scelgono la tregua: la sfida tra Usa e Cina cambia forma

Trump e Xi scelgono la tregua: la sfida tra Usa e Cina cambia forma

Adriano Loponte

29 settembre 2026

Adriano

Washington e Pechino prorogano di due mesi la tregua commerciale, fino al 10 gennaio 2027. Dietro i sorrisi restano aperti quasi tutti i grandi dossier: tecnologia, intelligenza artificiale, terre rare, Taiwan.Mi ha colpito un dettaglio più di ogni comunicato ufficiale: Trump che rompe il protocollo e va ad accogliere Xi Jinping direttamente sulla pista di Joint Base Andrews, con due bombardieri B-1 che sorvolano la scena. I presidenti americani, di solito, ricevono gli ospiti alla Casa Bianca. Quella scelta, da sola, racconta più di molte righe di analisi: entrambi avevano bisogno di mostrare che il rapporto tiene, anche se sul tavolo restano quasi tutti i problemi di sempre.La notizia più concreta, in realtà, non è arrivata dal vertice ma da un'intervista televisiva. Mercoledì, proprio mentre Xi atterrava, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che la tregua sui dazi, in scadenza il 10 novembre, viene prorogata fino al 10 gennaio 2027. È l'estensione dell'accordo raggiunto a Busan, in Corea del Sud, lo scorso ottobre. Xi ha parlato di "stabilità strategica". Trump ha usato parole come "grande amicizia" e "rispetto reciproco". Dopo tre ore di colloqui non è arrivato un nuovo accordo commerciale: solo altri due mesi di tempo.Può sembrare un risultato modesto. Io la leggo diversamente: due economie profondamente integrate hanno appena ammesso, per l'ennesima volta, che separarle costerebbe più che continuare a litigare in modo controllato.Il commercio resta il primo terreno di scontro, ma è un terreno più complicato di come viene raccontato. Gli Stati Uniti hanno provato per anni a ridurre la dipendenza dalla Cina con dazi e reshoring. Eppure oltre metà delle categorie di prodotti cinesi importati dagli Stati Uniti ha registrato, secondo Reuters, volumi superiori rispetto al 2025. Non significa che i dazi non funzionino. Significa che riorganizzare catene di fornitura costruite in trent'anni richiede molto più tempo di un mandato presidenziale.Restano poi le questioni che contano davvero, e che la tregua non tocca: le forniture cinesi di terre rare, indispensabili per elettronica e difesa; gli impegni agricoli cinesi ancora in gran parte disattesi, dai 17 miliardi di dollari annui promessi a maggio alle quote di soia mai del tutto raggiunte; e Taiwan, su cui Pechino continua a chiedere una riduzione delle forniture militari americane senza ottenerla.Il dossier che mi interessa di più, però, è un altro: durante questo vertice Stati Uniti e Cina hanno avuto il primo dialogo bilaterale sull'intelligenza artificiale, confermato dal portavoce del ministero del Commercio cinese. Xi ha detto che le due potenze leader nell'AI hanno la responsabilità di governarla mantenendola sotto controllo umano. Trump ha inserito tecnologia e AI tra i grandi temi da affrontare. È una frase che suona bene nei comunicati, ma che nasconde una contraddizione difficile da sciogliere: Washington e Pechino vogliono cooperare sui rischi dell'intelligenza artificiale mentre competono, ognuna per sé, per dominarla. Non conosco un solo settore, dai semiconduttori alla difesa, in cui queste due cose possano davvero convivere a lungo.Per chi lavora con i mercati finanziari, come me, la parte pratica di questa storia è semplice da spiegare a un cliente: una tregua con scadenza non è normalizzazione, è un rischio rimandato. Riduce, per due mesi, la probabilità di un'escalation improvvisa sui dazi che colpirebbe semiconduttori, minerali critici e prezzi al consumo. Ma chi ha in portafoglio titoli legati a queste filiere farebbe bene a ricordare che il 10 gennaio arriverà comunque, e che prima di allora sono già in calendario altri due incontri tra i due leader, a novembre in Cina e a dicembre in Florida. La tregua, insomma, non chiude nulla: sposta la prossima decisione un po' più in là.Resto convinto che la competizione tra le due superpotenze non stia rallentando. Sta semplicemente diventando più selettiva, più gestita, meno improvvisata. Non è detto che sia una cattiva notizia: una rivalità amministrata fa meno danni di una rivalità fuori controllo. Ma tra due mesi si ricomincia, e stavolta senza il cerimoniale di uno stato di visita a rendere tutto più semplice. 

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